Cinema d'arte e d'autore. Nativi d'America. Films di guerra e di avventura sui pellirosse.


Un uomo chiamato cavallo.
di Elliot Silverstein. Con Richard Harris.
Usa 1970. Durata 114 minuti. Free file.

Un aristocratico inglese, John Morgan, a caccia nel West con tre suoi dipendenti si trova attaccato dagli indiani Sioux della tribų di Mano Gialla. I tre dipendenti vengono uccisi e lui viene fatto prigioniero. Portato all'accampamento della tribų viene affidato alla madre del capo come cavallo da soma; deriso e sfruttato per i lavori pesanti, tenta anche di scappare ma viene sempre ripreso. Nel villaggio trova l'aiuto e l'amicizia di Batise, figlio di un francese e di un'indiana, anch'egli prigioniero, che si finge pazzo. Grazie a Batise che si presta a fare da interprete, Shunka Wakan (nome che significa cavallo) comincia a capire la cultura di chi l'ha catturato e ad apprendere qualche parola della lingua indigena.

Ottenuta progressivamente sempre pių fiducia si getta su due indiani nemici, della tribų degli Shoshone, e li uccide prendendone gli scalpi e i cavalli. Vuole quindi sposare Tortora Bianca, ma per essere accettato deve prima affrontare la prova del dolore che supera potendo cosė sposare la donna e avere da lei un figlio.

Il villaggio viene infine attaccato dagli Shoshone che vogliono impossessarsi dei cavalli e delle donne della tribų. La resistenza č strenua e grazie alla tattica di Shunka Wakan gli attaccanti sono sbaragliati e messi in fuga, ma non prima di avere ucciso molti guerrieri e donne; tra questi anche Batise e Tortora Bianca. John, col cuore infranto, dā l'ultimo saluto alla moglie e, con una scorta indiana parte dal campo per tornare in Inghilterra.


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