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Le Selve Ardenti. Romanzo

ebook a fumetti

La grande epica degli sioux. L'epopea degli sioux narrata da Emilio Salgari nel ciclo del FarWest si conclude con Le Selve Ardenti, edito da Bemporad, nel 1910, con copertina di Della Valle e illustrazioni di D'Amato. Lo scenario muta completamente e la vicenda non si dipana più nella grande prateria e tra le Montagne Rocciose ma tra le fredde nevi del Nebraska. Qui ritroviamo i nostri eroi: l'indian agent John Maxim, i due fratelli esploratori, Giorgio e Harry, il figlio del colonnello Devandel, il simpatico brigante Sandy Hook e lo stravagante lord Wylmore, irrimediabilmente innamorato di Minnehaha. Il manipolo degli scorridori e ancora una volta in fuga, inseguito dalla frazione degli sioux chiamata le Selve Ardenti.

In questo volume conclusivo si sente più che mai, come ha scritto il critico Claudio Magris, l'eco dei grandi poemi epici. Non sembri, dunque, azzardato il parallelo tra gli ultimi coraggiosi sioux, per i quali lo scrittore manifesta una simpatia che si spinge molto al di là delle esigenze dettate dalla trama, e i troiani caduti in difesa delle mura della loro città. La lunga vicenda che contrappone lo scorridore John Maxim a Minnehaha, la terribile sackem delle pellirosse, aveva preso avwio nel romanzo Sulle frontiere del FarWest, durante la rivolta indiana del 1863 stroncata sulle rive del Sand Creek, con l'orrendo massacro perpetrato dagli uomini del colonnello Chivington. Nel romanzo successivo, poi, La scotennanice la giovane si è trasformata in un'astuta e crudele guerriera che addirittura strappa lo scalpo a John Maxim all'indomani della sconfitta di Custer. Nel terzo e ultimo romanzo, infine, si narra della resa dei conti finale tra la guerriera indiana e lo scorridore bianco, mentre un piccolo gruppo di pellirosse, dopo la morte di Toro Seduto e la sconfitta subita a opera del generale Miles, cerca di riparare nel Nord America, verso il Canada.

Si tratta di un romanzo cupo, sul quale incombe l'ombra della morte: l'unico orizzonte in cui iscrivere la storia epica di un pugno di indiani, crudeli ed eroici allo stesso tempo. Lo scrittore fu probabilmente influenzato dai resoconti di Louis Simonin, diffusi in Italia dall'editore Treves (Attraverso gli Stati Uniti dall'Atlantico al Pacifico e Il FarWest degli Stai Uniti. I pionieri e i pellirosse) intrisi di malinconia e di apocalittiche, ma non per questo meno realistiche, previsioni sull'imminente fine della grande stagione indiana che aveva caratterizzato la conquista dell'Ovest americano. Un destino tragico, quasi shakespeariano accomuna i protagonisti. Lord Wylmore, ad esempio, morirà assassinato da un conduttore di feretri che avwelenava le persone abbienti del circondario per procurarsi il lavoro. Nel grande serraglio dell'isola delle belve, popolata da orsi, lupi, giaguari, coguari, in cui si rifugiano gli eroi inseguiti dagli siow, poi, si cela una misteriosa grotta: è l'ultimo rifugio degli atabask dove, seduti su scanni rozzamente costruiti, dormivano il sonno eterno numerosi guerrieri completamente mummificati.

Gli animali attaccheranno gli scorridori e questi, per salvarsi, daranno fuoco alle mummie, distruggendo per sempre il retaggio dell'antica tribù: funebre presagio del destino di Minnehaha e del suo popolo. Quando John e suoi pards cadono prigionieri delle pellirosse, infine, sono liberati dall'intervento del leggendario Settimo Reggimento di Cavalleria, guidato dal generale Farsythe, che attacca il campo indiano. Le micidiali mitragliatrici Gattling fanno indistintamente strage di guerrieri e di persone inermi: donne, vecchi e bambini. Minnehaha, Nube Rossa e pochi altri guerrieri riescono a fuggire, sempre inseguiti dagli scorridori. Toccherà al simpatico Sandy Hook, prima di morire, porre fine alla vita di Minnehaha. Poi la morta Minnehaha nella neve seppellirono,/ Nel profondo bosco nero,/ Tra gli abeti mormoranti;/ La vestir dei suoi begli abiti,/ D'ennellin bianco I'avvolero,/ Poi di neve ancor pitì candida,/ E così la seppelirono.

In questo modo il poeta americano Henry Wadsworth Longfellow descriveva la morte di Minnehaha nel grande poema epico La canzone di Hiawatha, non ancora tradotto in italiano quando Salgari era vivente, ma che lo scrittore facilmente poté reperire, in lingua originale, nella sua Verona, città in cui Longfellow, traduttore di Dante negli Stati Uniti, aveva trascorso qualche tempo coltivando amicizie e corrispondenze. Nel romanzo, la morte tra la neve della giovane sackem, avvolta nel suo grande mantello bianco, coincide con la descrizione che ne viene fatta nel poema: Minnehaha pare che dorma e che i suoi fieri lineamenti si addolciscano nello spasimo dell'agonia. Un ultimo efficace omaggio a questa straordinaria figura femminile.

Preghiera. Omaggio ad un popolo straordinario

O Grande Spirito, la cui voce sento nei venti ed il cui respiro dà vita a tutto il mondo, ascoltami. Vengo davanti a Te, uno dei tuoi tanti figli. Sono piccolo e debole. Ho bisogno della tua forza e della tua saggezza.Lasciami camminare tra le cose belle e Fa che i miei occhi ammirino il tramonto rosso e oro. Fa che le mie mani rispettino ciò che Tu hai creato, e le mie orecchie siano acute nell'udire la Tua voce. Fammi saggio, così che io conosca le lezioni che hai nascosto in ogni foglia, in ogni roccia. Cerco forza, non per essere superiore ai miei fratelli, ma per essere abile a combattere il mio più grande nemico: me stesso. Fa che io sia sempre pronto a venire da Te, con mani pulite ed occhi diritti, così che quando la vita svanisce, come la luce al tramonto, il mio spirito possa venire a te senza vergogna.

Pianura di Little Big Horn

Le quattro virtù cardinali degli uomini rossi:
la generosità, la forza d'animo, il coraggio, la saggezza.