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Seppellite il mio cuore a Wounded Knee. Racconto

ebook a fumetti

Dal viaggio esplorativo di Lewis e Clark fino alla costa del Pacifico compiuto agli inizi del diciannovesimo secolo, le testimonianze pubblicate che descrivono l'avvento del West americano si contano a migliaia. Il maggior numero di esperienze e osservazioni scritte si ebbe negli anni che vanno dal 1860 al 1890, cioè nel periodo di cui tratta questo libro. Fu un'incredibile epoca di violenza, rapacità, audacia, sentimentalismo, sfrenata esuberanza, caratterizzata da un atteggiamento quasi reverenziale verso l'ideale di libertà personale di coloro che già la possedevano.

In quel periodo furono distrutte la cultura e la civiltà degli indiani d'America, e in quel periodo nacquero praticamente tutti i grandi miti del West americano: i racconti dei commercianti di pellicce, dei montanari, dei piloti dei battelli a vapore, dei cercatori d'oro, dei giocatori d'azzardo, dei banditi, dei soldati di cavalleria, dei cowboys, delle prostitute, dei missionari, delle maestre di scuola, dei coloni. Solo sporadicamente si udì la voce di un indiano, e anche in quel caso il più delle volte fu riportata dalla penna di un bianco. L'indiano era l'oscura minaccia dei miti, e anche se avesse saputo scrivere in inglese, dove avrebbe trovato uno stampatore o un editore? Tuttavia, le voci indiane del passato non sono tutte andate perdute. Poche autentiche testimonianze della storia americana del West furono messe per iscritto da indiani sia in pittografie, sia in inglese tradotto, e alcune riuscirono a essere pubblicate in oscuri giornali, opuscoli o libri scarsamente diffusi.

Verso la fine del diciannovesimo secolo, quando si acuì notevolmente la curiosità dell'uomo bianco per gli indiani sopravvissuti alle guerre, intraprendenti giornalisti intervistarono spesso guerrieri e capi e diedero loro la possibilità di esprimere le loro opinioni su ciò che stava accadendo nel West. La qualità di queste interviste era molto varia, e dipendeva dalla bravura degli interpreti o dalla disposizione degli indiani a parlare liberamente. Alcuni temevano rappresaglie dicendo la verità, mentre altri si divertivano a burlarsi dei giornalisti raccontando loro storie incredibili o prive di senso. Le dichiarazioni fatte dagli indiani su giornali dell'epoca devono essere quindi lette con discernimento, sebbene alcune di esse siano capolavori di ironia e altre rivelino slancio di poetico furore.

Fra le più ricche fonti di dichiarazioni di indiani, fatte in prima persona, vi sono i resoconti delle riunioni svoltesi per stipulare trattati e di altri incontri formali con rappresentanti civili e militari del governo degli Stati Uniti. Il nuovo sistema stenografico di Isaac Pitman stava diventando di moda durante la seconda metà del diciannovesimo secolo, e quando gli indiani parlavano durante le riunioni, uno stenografo stava seduto accanto all'interprete ufficiale. Anche quando gli incontri avvenivano nelle più remote località del West, vi era solitamente qualcuno in grado di mettere per iscritto i discorsi, e a causa della lentezza con cui avveniva la traduzione, molto di ciò che veniva detto poteva essere scritto per esteso. Molto spesso gli interpreti erano meticci che conoscevano le lingue parlate, ma raramente erano capaci di leggere o scrivere.

Come la maggior parte dei popoli che possiedono una lingua orale, essi e gli indiani si servivano di immagini per esprimere i loro pensieri, cosicché le traduzioni in inglese erano infarcite di similitudini grafiche e metafore del mondo naturale. Se un indiano eloquente aveva un interprete modesto, le sue parole potevano essere trasformate in una prosa piatta, ma un buon interprete poteva rendere poetico un modesto oratore. La maggior parte dei capi indiani parlava liberamente e candidamente durante le riunioni con gli ufficiali bianchi, e quando divennero più esperti in queste faccende negli anni fra il 1870 e il 1880, chiesero il diritto di scegliere i propri interpreti e scrivani. In quest'ultimo periodo tutti i membri delle tribù erano liberi di parlare, e alcuni degli uomini più anziani colsero simili occasioni per raccontare gli eventi di cui erano stati testimoni in passato, o per riassumere la storia del loro popolo. Sebbene gli indiani che vissero in quel funesto periodo della loro civiltà siano scomparsi dalla faccia della terra, milioni delle loro parole sono conservati nei verbali ufficiali.

Molti dei più importanti resoconti delle riunioni furono pubblicati in documenti e rapporti governativi. Di tutte queste fonti di storia orale quasi dimenticata, ho cercato di mettere insieme un racconto della conquista del West americano, così come l'hanno vissuta le vittime, usando il più possibile le loro stesse parole. Gli americani che hanno sempre guardato verso l'Ovest quando leggevano qualcosa su questo periodo, dovranno leggere questo libro guardando all'Est. Questo non è un libro divertente, ma la storia ha un suo modo di imporsi sul presente, e forse quelli che la leggeranno avranno una più chiara comprensione di ciò che è l'indiano americano, venendo a sapere ciò che era. Potranno rimanere sorpresi udendo parole ragionevoli e gentili uscire dalle bocche di indiani che nei miti stereotipati americani vengono descritti come selvaggi crudeli. Potranno imparare qualcosa sul loro rapporto con la terra da un popolo autenticamente tradizionalista.

Gli indiani sapevano che la vita era proporzionata alla terra e alle sue risorse, che l'America era un paradiso, e non comprendevano perché gli intrusi che venivano dall'Est fossero decisi a distruggere tutto ciò che era indiano così come la stessa America. E se i lettori di questo libro dovessero, per caso, vedere la povertà, la disperazione e lo squallore di una moderna riserva indiana, essi avrebbero la possibilità di comprenderne veramente le ragioni. l'autore Dee Brown.

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