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Lo sterminio degli indiani. La storia siamo noi

Il genocidio tra il 1607 ed il 1890. Da Il libro nero degli Stati Uniti d'America. 90 milioni di morti. Gli inglesi arrivarono a Jamestown, odierni Usa, nel 1607. Dal 1610 iniziò lo sterminio dei nativi americani che proseguì fino al 1890, anno in cui i cavalleggeri dell'esercito Usa massacrarono la popolazione Lakota, nel Sud Dakota. Assetati di oro, argento e pellicce, i bellicosi soldati a cavallo, armati di fucili, ebbero gioco facile contro popolazioni pacifiche che erano armate solo di archi e di frecce e non conoscevano la polvere da sparo, il denaro e la proprietà  privata. Ecco un brano, che descrive bene il lungo calvario dei nativi dopo essere venuti in contatto con i conquistatori europei.

Dopo lo storico sbarco del 1492, per anni l'Europa, lacerata da sanguinose guerre di religione, non si mostrò molto interessata al nuovo continente. Successivamente la bramosia di possesso, il mito dell'oro, l'interesse verso nuove terre, la passione per le pregiate pellicce, l'imperativo missionario di mettere il nuovo continente sotto la protezione di Dio e il fascino dell'avventura, rappresentarono un micidiale cocktail distruttivo. Ben presto l'insieme di questi elementi si tradusse in atrocità  e oscenità  di ogni tipo, una miscela esplosiva che rese via via sempre più manifeste le peggiori disposizioni dell'uomo. Quel misto di avventura e ingordigia funse da propulsore e spinse verso occidente i grandi velieri. Il destino dei nativi americani e delle loro antiche culture (e probabilmente del mondo intero) era segnato: la presunta civiltà  europea, boriosa e dispotica, ne aveva decretato l'epilogo.

Il mercato delle pellicce, che giungevano dal continente appena scoperto, alimentò ben presto e a dismisura le vanità  degli europei e fece aumentare vertiginosamente la richiesta di queste pregiate mercanzie. I furbi avventurieri sbarcati nel Nuovo mondo, cominciarono così a barattare con gli indigeni del posto oggetti di scarsissimo valore con pregiate pelli di lontra, e i propri vestiti rabberciati destinati alla pattumiera con le stupende pelli di castoro faticosamente procurate dagli indiani. L'America diventa il grande magazzino di pellicce per l'Europa. Agli indiani il compito di riempirlo. Gli europei inoltre fecero conoscere ben presto ai selvaggi l'inebriante acquavite, che usavano per stordirli prima delle trattative, nonché altre magiche cose, come ninnoli e specchietti, con le quali cercavano di ingannare gli ingenui abitanti del luogo. I furbi mercanti del vecchio continente fecero di questi espedienti preziosi alleati. La trappola illusoria del vantaggioso baratto disorientò ben presto alcuni fra gli indiani più scriteriati.

Diverse comunità , che mai avrebbero pensato di dover affrontare una situazione simile, si trovarono impreparate nel dover lottare contro questo mistificatorio nemico. Il nuovo nemico rapiva la mente degli stolti e giungeva a volte sino ad essere più forte del sacro rispetto per la veneratissima Madre di tutte le cose: Madre Natura. Un sacro rispetto, punto focale della cultura indiana, che ogni indiano aveva ben radicato dentro di sé, almeno sino a quell'infausto incontro con l'uomo bianco. Madre Natura, prodiga di frutti benedetti, Madre natura, amorosa dispensatrice di ogni bene, Madre Natura, madre di tutti gli animali, anche di quelli da cacciare e uccidere, per reale bisogno, in confronti leali e senza inutili sprechi.

 

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