Aquila Rossa

Aquila Rossa (William Weatherford, Lamochattee) Creek. Nato a Creek Settleman nel 1780, Morto a Monroe County nel 1824.Tra le tribù del Sud Est non era assolutamente insolito che commercianti bianchi, cacciatori o avventurieri rimanessero con la tribù della propria madre e giungessero a essere nominati capi. Sovente mantenevano il nome del loro padre accanto al loro nome indiano. Alexander McGillivray, capo supremo dei Creek, re dei re per proprio merito e generale di brigata dell'esercito degli Stati Uniti, era morto nel 1793. Era figlio di un avventuriere scozzese e di una donna mezzosangue che a sua volta aveva un francese per padre e un'indiana dei Creek per madre. La cognata di Alexander McGillivray aveva sposato un commerciante scozzese di nome Charles Weatherford e dalla loro unione erano nati due figli: John e William. Quando il loro padre li mise di fronte alla scelta di vivere tra i bianchi o tra gli indiani, John scelse il mondo dei bianchi e William quella degli indiani. Ben presto, per merito della sua eccellente cultura, divenne capo e membro del consiglio della tribù, con il nome di Aquila Rossa.

Mentre i discorsi impregnati di autentico pathos di Tenskwatawa e i numerosi racconti di magia sull'astuto capo lo influenzarono appena, si entusiasmò delle idee di Tecumseh e fu subito disposto a metterle in pratica. Il consiglio della tribù dei Creek gli chiese però conto di questo cambiamento di opinione. Il suo più accanito nemico era William McIntosh, un altro capo dei Creek, che lo scherniva e definiva follie le idee di Tecumseh. Aquila Rossa, incitato dall'inerzia degli altri capi che avevano più sangue indiano di lui nelle vene e che avevano incassato in silenzio il rimprovero furente di Tecumseh Siete proprio visi pallidi!, ebbe la meglio e circa un quarto della tribù lo seguì. In tutto il territorio dei Creek vi fu una sola sanguinosa rivolta: coloni e piantatori, che si erano stabiliti sulle terre della tribù, più o meno regolarmente, furono assaliti, e fattorie e villaggi furono incendiati. Circa cinquecento fattori avevano perciò trovato rifugio con le loro famiglie e i loro schiavi a Fort Mims, la fattoria fortificata di un mezzosangue di nome Samuel Mims. Qui erano di stanza anche settanta soldati della milizia della Louisiana al comando del maggiore Beasley. Il 29 agosto 1813, alcuni neri scoprirono che il forte era circondato da indiani che si tenevano nascosti nell'erba alta. Beasley non credette ai loro racconti.

Il giorno seguente i Creek attaccarono, incendiarono il forte con frecce infuocate e fecero uno spaventoso bagno di sangue, che neppure Aquila Rossa fu in grado di impedire. La notizia di questo massacro provocò un'ondata di indignazione nelle città dell'Est e offrì al governo americano la scusa adatta per incaricare il famoso generale Jackson di annientare i Creek. Jackson era l'uomo adatto per incarichi di questo tipo: non aveva la minima simpatia per gli Indiani e non capiva i loro problemi, inoltre non aveva sentimenti di giustizia ed era un puntuale esecutore anche degli ordini più crudeli. Il suo primo provvedimento fu di mandare in Alabama cinquecento dragoni al comando del colonnello Coffee che seguì, egli stesso poco dopo, con tremila uomini della milizia. Un capo Cherokee di nome Pathkiller, incontrato per strada, lo informò che Aquila Rossa aveva minacciato di morte qualsiasi indiano che non fosse stato dalla sua parte. Jackson attaccò la città di Tallassahatchee, ma Aquila Rossa non era là, ma a Talladega, dove punì alcuni Creek ribelli.

Solo minacciando l'impiego della forza, cosa assolutamente vietata, Jackson riuscì a impedire che i suoi uomini, in quanto era scaduto il periodo per cui si erano impegnati, lo abbandonassero. In questo modo riuscì a continuare l'inseguimento di Aquila Rossa e lo raggiunse ad un'ansa a ferro di cavallo del fiume Tallapoosa. Ma il capo indiano, informato dalle sue spie del sopraggiungere di Jackson alle sue spalle, era ben preparato e impegnò Jackson in numerose scaramucce, tanto che questi si ritirò. Silenziosi i Creek lo seguirono, attendendo l'occasione opportuna per l'attacco.

by indianiamericani_altervista.org

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