Aquila Rossa

Il generale, infuriato per la ritirata, riuscì però a cavarsela senza ulteriori perdite. Per quell'uomo ambizioso e privo di scrupoli furono una magra consolazione gli analoghi insuccessi di altri generali. Uno di loro era il generale Clairbome che aveva attaccato il villaggio di Aquila Rossa e lo aveva dato alle fiamme, mentre i suoi soldati avevano persino costretto il capo indiano a salire su uno spuntone di roccia a picco sul fiume e l'avevano circondato. La situazione di Aquila Rossa sembrava senza via d'uscita, ma riuscì a salvarsi con un tuffo spericolato nell'acqua e fuggì.

Nel marzo del 1814, Jackson partì di nuovo per il quartier generale dei Creek insorti, sul fiume Tallapoosa, con cinquemila soldati della milizia, affiancati da un reggimento di fanteria e da truppe alleate indiane al comando del mortale nemico di Aquila Rossa, William McIntosh. I guerrieri di Aquila Rossa si erano trincerati sull'ansa del fiume, a forma di ferro di cavallo, che formava una penisola. Per togliere loro ogni possibilità di ritirata, gli americani sottrassero la maggior parte delle canoe e Jackson proibì ai suoi soldati e ufficiali di fuggire prima di aver sconfitto il nemico, pena la morte. La battaglia cominciò con il bombardamento delle fortificazioni che però fallì a causa della distanza eccessiva. I tiratori scelti dei Creek uccisero subito gli artiglieri che si avventuravano troppo avanti. Per tutto il pomeriggio infuriò la battaglia e, con strabiliante combattività, i Creek si opposero alla soverchiante superiorità del nemico.

Con l'aiuto dello stregone, Aquila Rossa aveva imparato ad incitare i suoi guerrieri a tal punto che erano disposti a combattere fino all'ultimo uomo, contrariamente alle loro abitudini. Verso sera la loro situazione divenne disperata. Jackson fece lanciare contro le fortificazioni indiane frecce infuocate e, nel caos provocato dall'incendio, fece una strage di inaudita crudeltà. Al tramonto, settecentocinquanta guerrieri giacevano sul campo di battaglia o sul fondo del fiume. I pochi sopravvissuti erano quasi tutti feriti. Con enorme delusione di Jackson, Aquila Rossa non era né tra i morti, né tra i feriti; il capo infatti non si era aspettato un attacco così presto e quel giorno si era recato a ispezionare altri punti fortificati, quindi durante la battaglia non era presente. Jackson, fuori di sé, ordinò di cercarlo e di riportarlo in catene al suo cospetto. La ricerca fu vana. Poi però accadde qualcosa di inatteso: qualche giorno dopo la battaglia un uomo solo si presentò al quartier generale di Jackson. Con grande sorpresa del generale, era lo stesso Aquila Rossa che così si presentò davanti a lui:

Vengo per arrendermi. Non posso oppormi a lungo a te. Ti ho arrecato molti danni e potrei arrecartene altri, ma i miei guerrieri sono morti. Sono nelle tue mani, fa di me ciò che vuoi!

Persino quel rozzo mercenario di Jackson rimase sorpreso da una simile temerarietà e rispose: Non sei nelle mie mani. Avevo ordinato di portarti davanti a me in catene. Ma tu sei venuto spontaneamente. Sarei felice di risparmiare te e il tuo popolo, ma tu non mi chiedi di essere risparmiato. Se pensi che potresti ancora sostenere una lotta con me, vai e mettiti a capo dei tuoi guerrieri. L'ultima frase aveva un chiaro tono di scherno, ma Aquila Rossa rispose con la sua tipica inconfondibile fermezza:

Per te è facile rivolgermi queste parole. Ci fu un tempo in cui avrei potuto risponderti, poiché allora avevo una scelta. Ora non l'ho più. Non ho più speranza. Un tempo potevo incitare i miei guerrieri alla lotta, ma non posso incitare i morti. Le loro ossa marciscono a Talladega, Tallassahatchee, Emuckfau e Tohopeka. Se solo ci fosse stata anche un'unica possibilità non avrei lasciato il mio posto e non avrei chiesto la pace. Ma il mio popolo è annientato e io non chiedo per me, ma per il mio popolo. Ti prego di lasciar venire da te quelle donne e quei bambini dei miei guerrieri che si sono rifugiati nei boschi e patiscono la fame. Non hanno mai fatto nulla di male! Uccidi me, se voi bianchi lo desiderate.

by indianiamericani_altervista.org

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L'arco e la frecciaL'arco e la freccia. Cultura dei nativi americani

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