Barboncito

Sappiamo come si irriga e come si coltiva, ma qui non riusciamo a far crescere nessun tipo di cereali...Sappiamo anche come si alleva il bestiame e come si cura. I commissari devono convincersi che non abbiamo quasi pi¨ pecore e cavalli, perchÚ quelli che abbiamo portato con noi sono quasi finiti.

Tutto ci˛ ci ha reso cosý poveri che non abbiamo mezzi per comprarne altri. Molti di noi una volta erano benestanti ora nelle loro mani non vi Ŕ pi¨ nulla su cui dormire se non sacchi. Alcuni di noi naturalmente hanno ancora un piccolo gregge, ma niente di simile a ci˛ che possedevano qualche anno fa quando vivevano nel nostro vecchio paese... Quando potevamo vivere a modo nostro, eravamo felici, avevamo molto bestiame che non dovevamo che far pascolare. Quando avevamo bisogno di carne, non avevamo che da macellarli... Qualche anno fa. quando alzavo il capo vedevo solo greggi intorno a me, ora mi angoscia non vedere pi¨ un solo animale intorno a me...

Non riesco a sopportare che tutte le nazioni intorno, messicani ed indiani, siano contro di noi. credo che il motivo sia che noi lavoriamo. Se avessimo i mezzi, potremmo cavarcela meglio dei messicani e degli indiani. Lo scorso inverno appresi che sarebbe venuta una commissione, ne sono stato contento e ora che Ŕ qui sono curioso di conoscere il motivo della loro venuta. Noi abbiamo spiegato i motivi per cui non vogliamo rimanere qui. Se oggi potessi tramutare il mio pensiero in azione, oggi ringrazierei il generale di cuore e penserei a lui come a un padre e ad una madre... Come vedi sono un uomo grande e robusto e prima di invecchiare e di ammalarmi desidero rivedere il luogo dove sono nato... Desidero partire e vedere il mio paese. Quando saremo riportati in patria vi chiameremo padre e madre... Parlo a nome di tutta la trib¨, degli animali, dal cavallo al cane, persino a nome di chi non Ŕ ancora nato.

Tutto ci˛ che hai udito Ŕ la veritÓ e l'opinione di tutta la trib¨. A me pare che un generale possa fare tutto, come un Dio. Quindi spero che farÓ per gli indiani tutto ci˛ che Ŕ in suo potere, perchÚ questa speranza che esprimo a voce possa muovere i miei piedi. Ti parlo, generale Sherman, come se parlassi ad una divinitÓ e desidero che tu mi dica se possiamo tornare nel nostro paese.

Se il brutale Sherman si fosse sentito lusingato dalle parole di Barboncito o se si trattasse invece di direttive del governo americano per portare la pace a meno in questo angolo di territorio non si sa, in ogni caso il generale accolse le richieste del capo Navajos, che rispose euforico:

Quando saremo di nuovo nel nostro paese, tutto risplenderÓ di nuovo e i Navajos saranno felici come il loro paese. Nuvole nere arriveranno e pioverÓ a sufficienza. CrescerÓ il grano in abbondanza e tutti saranno felici.

Il 1░ Giugno 1868, fu firmato a Fort Sumner il trattato tra Stati Uniti e Navajos, che sanciva che i Navajos avrebbero ricevuto una riserva nella loro vecchia patria. Due settimane dopo i Navajos si misero in cammino, accompagnati dal maggiore Dodd, il nuovo Agente degli Indiani, e da un reparto militare. Misero il campo a Fort Wingate, ormai il calvario dei Navajos a Bosque Redondo era finito. II maggiore Dodd spieg˛ ai capi che vi era una collina a loro destinata ma che le misure per i confini della riserva non erano ancora state prese, del resto anche l'agenzia la cui sede era stata prevista a Fort Defiance, non era stata ancora costruita Fu per questo che entrarono nella riserva solo nel novembre 1868 ma rivedere la patria fu triste. I loro hogan erano caduti, gli alberi da frutta abbattuti, i campi incolti e solo molto lentamente i Navajos poterono riprendere il loro ritmo di vita.

Barboncito fece tutto ci˛ che gli fu possibile per facilitare il nuovo inizio infondendo coraggio alla sua gente e mantenendo pace e ordine Quando nel 1870 morý i Navajos persero con lui uno delle loro migliori guide, specie per la sua abilitÓ nelle trattative e per la sua intelligenza, a cui dovevano il privilegio ottenuto solo da alcune trib¨: avere una riserva nella loro terra d'origine.

by indianiamericani_altervista.org

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