Black Kettle

Piuttosto il governo voleva ottenere che i Cheyennes non accampassero più pretese sul territorio del Colorado. Vi furono lunghe trattative con gli incaricati del governo che raccomandavano ai due capi, Black Kettle e Little Raven, di non tornare più in Colorado, dove sarebbero stati in costante pericolo. Black Kettle rispose:

Siamo pronti a dimenticare tutto e a parlare con voi pacificamente e cordialmente, nonostante i vostri soldati ci abbiano assaliti. Non sono contrario a ciò che dice il Presidente, sono addirittura favorevole... vi tendo ancora la mano... La mia gente è felice che sia tornata la pace e di poter quindi dormire tranquillamente...

Il 14 ottobre fu firmato il trattato di Bluff Creek. Ancora una volta fu stipulata una pace eterna con cui Cheyennes e Arapaho del Sud rinunciavano a qualsiasi rivendicazione e diritto sul territorio del Colorado. Nel 1867, a Medicine Lodge, ebbe luogo una conferenza per la pace a cui presero parte rappresentanti del governo americano e molti capi Kiowa, Comanche, Kiowa Apache, Arapaho e Cheyennes del Sud. Per molto tempo non fu certa la partecipazione di altri capi della sua tribù oltre a Black Kettle che era presente fin dall'inizio. Dopo cinque giorni arrivarono altri capi Cheyennes, tra cui Tali Bull e Gray Head, ma Roman Nose si rifiutò e seguì i Cimarron, lontani oltre cento chilometri da dove si svolgeva la conferenza, su cui si teneva comunque al corrente per mezzo di messaggeri.

Si racconta che Black Kettle rimase molto angustiato e intimorito. Gli americani, che per costruire la ferrovia volevano impadronirsi delle terre a nord dell'Arkansas, respinsero la richiesta dei Cheyennes per il mantenimento del diritto di caccia a Smoky Hill. Solo dopo aver parlato a lungo con George Bent, figlio di William Bent, Black Kettle e alcuni altri capi si decisero a firmare il trattato, con i Kiowa e i Comanches, accettando di andare a vivere in una riserva e di non andare più a caccia del bisonte a sud dell'Arkansas. Ma molti Cheyennes scontenti si unirono a Roman Nose. Già la primavera seguente, viveri e munizioni scarseggiarono e anche il vecchio amico dei Cheyennes, maggiore Wynkoop, non potè essere di grande aiuto, nonostante tutti gli sforzi che profuse.

I guerrieri brontolavano, si riunivano e partivano a piccoli gruppi verso il nord, per procurarsi carne nelle loro terre di un tempo. Wynkoop chiese di avere pazienza e intervenne presso il generale Sheridan, il nuovo comandante di Fort Kansas e ideatore della frase, secondo cui solo un Indiano morto sarebbe un buon indiano.

Vi fu un incontro tra Black Kettle e Sheridan, che fruttò ai Cheyennes solo alcuni vecchi fucili. Poco dopo Black Kettle, il cui accampamento si trovava sul fiume Washita, venne a sapere che vi erano militari in marcia. Si recò a Fort Cobb per avere chiarimenti dall'agente, che gli assicurò, in modo brusco e scortese, che non avrebbe dovuto avere alcun timore se i suoi guerrieri si fossero comportati pacificamente. Si trattava di una sporca bugia, perché l'agente era a conoscenza del progetto di Sheridan di iniziare una campagna militare invernale nei territori a sud dell'Arkansas. Proprio dopo il suo ritorno, Black Kettle tenne un consiglio e decise che il giorno successivo sarebbero andati incontro ai soldati. Ma questo non sarebbe stato possibile perché quella stessa notte i soldati attaccarono senza preavviso il villaggio e uccisero più di cento persone, di cui solo una dozzina erano guerrieri.

Black Kettle, durante la fuga, fu raggiunto da due colpi e morì, così come sua moglie. Questo sanguinoso massacro fu perpetrato sotto il comando del luogotenente G.A.Custer che aveva avuto l'incarico da Sheridan di distruggere i villaggi dei selvaggi indiani. Custer, che interpretò a sua discrezione l'attributo selvaggio, eseguì l'incarico in modo coscienzioso e fece persino sparare a ottocento pony. Una parte dei guerrieri Cheyennes scampati al massacro si era ricompattata e insieme agli Arapaho, che erano accorsi, attaccò la retroguardia di Custer al comando del maggiore Elliott e la sterminò completamente. Custer fuggì,senza preoccuparsi di Elliott e fu festeggiato da Sheridan come eroe di guerra. Trionfalmente sventolava lo scalpo di Black Kettle, il capo Cheyenne più pacifico, il cui corpo giaceva ora chissà dove sulle sponde del fiume Washita.

Era un'ulteriore dimostrazione che anche una volontà di pace così sincera non era sufficiente a garantire la sopravvivenza. Di pari passo con il tramonto della stella di Black Kettle come capo dei Cheyennes del Sud, ritenuto da molti suoi guerrieri, negli ultimi anni della sua vita, un uomo vecchio e debole, crescevano fama e considerazione per Roman Nose, il capo dei Crooked Lances.

by indianiamericani_altervista.org

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