Canonchet

Con il capo orgogliosamente alzato ricevette i colpi mortali. La morte dell'amico e del compagno di lotta colpì profondamente Re Filippo. Tutto sembrava rivoltarglisi contro. Munizioni e viveri stavano per finire, i bianchi cosiddetti cristiani, avevano distrutto i raccolti degli indiani e, ora, non v'era alcuna possibilità di seminare del nuovo mais. Alcune tribù dell'alleanza, scoraggiate dalle difficoltà, deposero le armi o passarono dalla parte dei coloni, di cui era stato nominato comandante supremo quel capitano Church, privo di scrupoli, che si era reso responsabile degli incendi e dei massacri di gente inerme.

Wetamoo, la coraggiosa vedova di Wamsutta, rimase con i suoi fedelissimi accanto a Re Filippo ma, grazie a un tradimento, gli inglesi riuscirono ad aggredirla di sorpresa e a ucciderla. Come una belva sanguinaria, Church si mise sulle tracce di Re Filippo.

Il 1° agosto 1676 attaccò Re Filippo, uccise centotrenta dei suoi uomini, e fece prigionieri moglie e figlio del capo. Il mostro, il cui nome significa grottescamente chiesa, li vendette come schiavi nell'India occidentale. Dopo l'annientamento dei Narraganset e dopo la caduta di molti alleati, i Wampanoag potevano contare solo sulle proprie forze. Re Filippo costruì il suo ultimo quartier generale in mezzo a una palude quasi del tutto impraticabile ma vi fu un nuovo tradimento che indicò a Church la strada giusta. Un guerriero aveva consigliato a Re Filippo di arrendersi ma, furibondo per il suggerimento, il capo lo fece uccidere. Il fratello dell'ucciso, di conseguenza, si precipitò dagli inglesi e rivelò il luogo del nascondiglio.

Church lo fece circondare; partì un colpo, Re Filippo corse nel punto da dove proveniva lo sparo e fu ferito mortalmente da due pallottole del traditore. Dopo la sconfitta definitiva dei Wampanoag, Church proibì che il corpo di Re Filippo fosse sepolto. Finiva così l'eroe della Guerra di Re Filippo, la lotta decisiva per l'esistenza delle colonie del New England. Tredici città e seicento case dei bianchi erano andate distrutte, ma i bianchi, in ogni caso, dovevano imputare queste perdite a se stessi, alla propria cupidigia, alla propria arroganza puritana che vedeva negli Indiani non il prossimo, ma parassiti pagani la cui uccisione era opera meritoria. Naturalmente si combattè da entrambe le parti con estremo accanimento; a onore di Re Filippo occorre però dire che i tratti più importanti del suo carattere, generosità e riconoscenza, si manifestarono anche nel periodo spaventoso della guerra e non fu mai commessa nessuna atrocità contro i prigionieri per ordine suo, il che lo colloca ad un livello molto più alto rispetto al livello morale dei suoi nemici.

Con la sua morte si era spezzata la volontà di reazione delle tribù algonkin del New England. Rimane il ricordo del più grande capo indiano a cui, più tardi, perfino storici bianchi non poterono negare rispetto e legittimazione. Un personaggio che per molti versi rappresenta l'esatto contrario di Re Filippo e Canonchet, era Uncas, detto La volpe, il capo dei Mohegan.

by indianiamericani_altervista.org

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