Castoro Nero

Castoro Nero e John Bushman, il suo vicino, si erano guadagnati da ogni parte fama come capi guerrieri e per questo la nostra spedizione che avrebbe fatto sosta a Fort Arbukie si era prefissata di fare tutto il possibile per indurre almeno uno dei due a prendervi parte. Quando i primi della nostra spedizione giunsero nel grande cortile e chiesero di Castoro Nero a donne e bambini sdraiati al sole, fu loro indicata la capanna più piccola, dove, sotto un semplice portico, sedeva un indiano, a gambe incrociate, che aspettava la visita fumando tranquillamente. Era un uomo magro, di taglia media, i cui lunghi capelli neri incorniciavano un viso intelligente, con una cupa espressione di dolore e malattia, nonostante egli non dovesse avere più di quarant'anni.

L'arrivo di stranieri non turbò minimamente la sua calma esteriore: tuttavia la facilità e la disinvoltura con cui si comportò dimostravano ampiamente che doveva esser stato molte volte in contatto con i bianchi. Parlava correntemente inglese, spagnolo e francese e forse otto diverse lingue indiane. Dopo i primi convenevoli e i saluti, a Castoro Nero fu fatta l'allettante proposta di viaggiare con loro fino all'Oceano Pacifico. Per un attimo gli occhi dell'indiano si illuminarono dell'abituale entusiasmo, ma quando rispose aveva assunto nuovamente un'espressione cupa:

«Per sette volte sono andato in sette diverse località dell'Oceano Pacifico; ho accompagnato gli Americani nel corso di tre guerre e dalle mie spedizioni di caccia ho riportato più scalpi di quanti uno di voi possa sollevarne in una sola volta; io vorrei vedere per l'ottava volta la grande acqua salata, ma sono malato. Mi offrite più denaro di quanto mi abbiano mai offerto, ma non posso venire, sono malato; non sono in miseria perché il mio negro si occupa degli scambi e i miei parenti lo aiutano: se venissi con voi morirei e se devo morire, voglio essere sepolto dai miei».

Nessun discorso e nessuna offerta poté servire; l'indiano rimase sulla propria decisione che derivava dall'idea che questo viaggio sarebbe stato la causa della sua morte. Sembrava che questo pensiero venisse da sua moglie che giocava un po' con il suo unico figlio e un po' con un giovane orso bruno e contemporaneamente rivolgeva al marito malato alcune parole, per noi del tutto incomprensibili. Mostrava di non volerlo lasciar partire, prevedendo che se si fosse messo in viaggio non sarebbe tornato per molto tempo.

Facendo astutamente leva sulla sua malattia gli aveva parlato di tali e tanti presentimenti e sogni negativi che, infine, ogni gaiezza e forza d'animo avevano del tutto abbandonato l'esausto guerriero che, ormai, usava le sue armi solo per macellare gli animali domestici necessari al suo sostentamento. Passarono tre giorni di inutili tentativi per sottrarre Castoro Nero all'influenza dei suoi: La sera era convinto che, una volta tornato nel suo elemento, sarebbe guarito e rientrato in possesso di tutte le sue forze e quindi quasi deciso a seguirci nelle praterie, il mattino successivo ripiombava nella sua cupa testardaggine. Non rimase quindi altro da fare che utilizzare il tempo rimasto per ascoltare i consigli di quel saggio indiano per poterli, più tardi, mettere in pratica. I consigli di Castoro Nero non si limitavano alla descrizione del percorso ma prendevano in considerazione anche i pericoli di quei luoghi selvaggi, come indiani nemici e animali feroci.

Le Gold Mountains nel Nuovo Messico, davanti alle quali passa la vostra strada, sono ancora piene di orsi grigi Ursusferox Lewis-Clark; evitate di aggredirli se non siete in due o più. Chi vede per la prima volta questo gigantesco tipo di orso può perdere la calma necessaria: mancherà il bersaglio e verrà raggiunto dal sapiente tocco degli artigli del suo furente nemico che gli toglierà, in eterno, la voglia di andare a caccia. Quando l'orso è infuriato cambia completamente aspetto, le orecchie scompaiono, i piccoli occhi sprizzano fuoco e si pensa di non vedere altro che lampi e denti e la sua velocità supera quella di un cavallo.

by indianiamericani_altervista.org

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