Castoro Nero

Alcuni anni fa quando attraversai le Montagne Rocciose con numerosi bianchi, avevo con me un cacciatore, inesperto di questo tipo di caccia, che dichiarò ad alta voce che avrebbe attaccato il primo orso grigio che avesse incontrato. Mantenne la parola, ma può dirsi fortunato per essersi salvato e sono convinto che alla prossima occasione ci penserà due volte prima di aggredire un simile animale in modo tanto veloce e insensato. Avevamo deciso, per far riposare i nostri cavalli, di accamparci per la notte su un piccolo prato ai piedi di una montagna e dovevamo fare più di cento passi per raggiungere una sorgente e portare con un tubo l'acqua necessaria alla nostra semplice cucina. Per questo ero andato al torrente con il giovane e piuttosto inesperto cacciatore e quando stavamo per attingere l'acqua dal limpido ruscello, ci accorgemmo di uno di quegli orsi grigi che, forse attirato dai nostri cavalli, si avvicinava all'accampamento.

Io avevo nella cintura solo una pistola dei Dragoni mentre il mio giovane compagno aveva preso il suo fucile. Contro il mio parere si avvicinò per aver sotto tiro quel gigantesco buontempone che si avvicinava rapido come il vento e si mise davanti a lui. Io osservavo entrambi da vicino. Partì il colpo, l'orso si ripiegò su se stesso, ma immediatamente si gettò all'inseguimento dell'infelice tiratore che tentava di fuggire; a pochi passi da me l'orso raggiunse la sua vittima, la gettò a terra e con i suoi terribili denti gli strappò metà spalla. Quando stava per afferrarlo nuovamente, saltai dietro di lui, gli misi la bocca della mia pistola sulla nuca e malgrado il rischio di ferire chi stava a terra, feci fuoco; l'orso cadde morto, il mio compagno era salvo, ma il suo stato era tanto miserando che ci vollero parecchie settimane perché potesse montare di nuovo a cavallo.

Castoro Nero poté dar buona prova di sé anche durante la guerra civile americana: nel 1861 riuscì a portare in salvo le guarnigioni dell'Unione dei forti Smith, Washita, Arbuckie e Cobb, e a condurli, attraverso un territorio selvaggio, a Fort Leavenworth. Neppure lui fu però risparmiato dalle conseguenze negative della guerra: quello stesso anno le truppe dei Confederati distrussero la sua casa sul fiume Washita. In quell'occasione bruciò nell'incendio la copia del famoso trattato di Shakamoxon, stipulato tra la sua tribù e William Penn nel 1682, che custodiva come un prezioso tesoro. Nell'anno 1867 si tenne una riunione a Medicine Lodge, nel Kansas, a cui presero parte le tribù indiane Cheyenne, Arapaho, Comanche, Kìowa e Apache, che avrebbe dovuto contribuire a portare una pace duratura nelle praterie e nelle pianure.

A quest'ultimo sfarzoso vertice a cui le tribù della pianura si presentarono con tutto il loro orgoglio e tutto il loro tripudio di colori, erano presenti alcuni famosi scouts, tra cui il grande vecchio Castoro Nero. Con lo sguardo torvo e il viso impenetrabile, seguì le trattative, in cui i negoziatori ripetevano le stesse frasi e facevano le stesse promesse che per più di ottant'anni i Delaware avevano dovuto ascoltare in quasi cinquanta negoziati. Malgrado tutti i trattati i Delaware erano stati continuamente cacciati e perseguitati, perché per gli indiani delle pianure avrebbe dovuto essere diverso? Dopo la riunione del 25 giugno 1872, a cui parteciparono esclusivamente gli Indiani, ebbe luogo un altro incontro con i rappresentanti del governo americano, questa volta a Leepers Creek, nei pressi dell'agenzia di Washita.

Castoro Nero fu nuovamente portato come intermediario. Un reporter del New York Herald racconta che lo scout, un uomo vecchio con i capelli bianchi, sedeva all'estremità della schiera dei capi. Comanche e Kiowa si rifiutavano di vivere nelle riserve, quindi la riunione terminò senza risultati tangibili. Castoro Nero sapeva, dopo la triste esperienza del suo stesso popolo, che tutto ciò significava soltanto un rinvio di qualche anno. Naturalmente le opinioni su Castoro Nero tra gli indiani erano assai diverse: per alcuni era considerato un uomo saggio, per altri un traditore. La stima che gli americani nutrirono per il saggio Delaware era incontestabile ed è dimostrata dal fatto che un ufficiale americano, il maggiore Vore, scrisse la biografia di Castoro Nero.

by indianiamericani_altervista.org

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