Curly

Curly (She-his), Corvi, nato a Little Rosebud nel 1858, morto a Agenzia Corvi, Montana nel 1923. L'agitazione dell'opinione pubblica americana per la sconfitta di Custer, gonfiata dai giornali fino a farla diventare una catastrofe nazionale, creò il clima adatto perché si evidenziassero alcuni personaggi singolari e il più ambiguo di loro fu proprio Curly. Curly era uno di quegli indiani che capirono molto presto quanto fosse redditizio consegnare ai giornalisti racconti autentici della battaglia del Little Big Horn ottenendo in questo modo una popolarità non rapportabile alla loro importanza storica o umana. Fu nominato per la prima volta in un rapporto del sergente Wilson al luogotenente Maguire, che lo trasmise all'ufficiale di collegamento del generale Terry, per iscritto. Wilson si trovava a bordo della nave Far west che, alla fine di Giugno del 1876, aveva gettato l'ancora alla foce del Little Big Horn.

All'ora di pranzo venne uno scout indiano di nome Curly, che si sapeva essere stato al servizio del generale Custer, segnalando che era in corso una battaglia. Non essendovi però a bordo un interprete non si poté ricavare molto dal suo racconto. Dava l'impressione di essere depresso in modo inconsueto, ma il suo appetito si dimostrò veramente eccezionale.

Curly, che non sapeva una parola d'inglese, aveva disegnato su un pezzo di vela due gruppi di punti, che avrebbe dovuto rappresentare Sioux e soldati americani. Con un gesto della mano cancellò il gruppo di questi ultimi e sollevò lo sguardo. Nessuno poté o volle credere al significato di quel gesto. Un altro passeggero della Far West, il commerciante di Whiskey Coleman, raccontò che Curly era uscito da dietro un mucchio di sabbia con in mano uno straccio, per poter salire a bordo. George Morgan, un bianco, sposato con una donna dei Corvi, tradusse il racconto di Curly, che diceva di essere strisciato per due miglia e di essersi nascosto in una capanna Sioux, e cioè che il reggimento del generale Custer era stato annientato e che Reno correva un grave pericolo. Questo racconto, parzialmente in contrasto con quello di Wilson, deve essere stato il punto di partenza per le avventure e i racconti incredibili e fantasiosi di Curly, che avrebbero riempito i giornali poche settimane dopo.

In quale misura Curly vi abbia messo del suo è difficile da stabilire, occorre però sottolineare che non tutte le leggende partirono da lui, ma che si lasciò semplicemente trascinare dall'ondata di popolarità. La sua osservazione di fronte a Tom LeForge:

Non ho fatto nulla di particolare, non partecipavo alla battaglia.

lo fa pensare. Da successivi racconti, Curly non avrebbe preso solo una coperta per sè da un pony dei Sioux, ma anche una per Custer, che cercò di convincere a salvarsi nello stesso modo. Quest'ultimo, naturalmente avrebbe rifiutato eroicamente, preferendo una morte da eroe. Curly poi si sarebbe nascosto nella carcassa di un cavallo, finché non vi fu più pericolo; era poi rimontato sul suo cavallo, che lo aveva atteso, e si era precipitato alla foce del Little Big Horn. Altri indiani, che avevano preso parte al combattimento, gli diedero del bugiardo. In realtà è assolutamente inverosimile che i Sioux, in quel caldo giorno di giugno, avessero delle coperte con sé. Normalmente in combattimento non portavano che Breech cloths e mocassini, e un guerriero avvolto in una coperta avrebbe certamente subito dato nell'occhio. Il resoconto ufficiale che Curly fece al generale H.L.Scott si differenzia piacevolmente dai racconti della stampa. Curly descrive come giunse sul luogo della battaglia e come riuscì a fuggire:

by indianiamericani_altervista.org

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L'arco e la frecciaL'arco e la freccia. Cultura dei nativi americani

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