Gatto Selvaggio

Gatto Selvaggio, Seminole, nato a Ahapopka nel 1809, morto a Alto, Coahuila, nel 1857. Conosciuto anche con l'appellativo di Lince, nacque sul fiume St. Johns, in Florida, nel villaggio di Yulaka, e fu figlio del famoso capo Emathla e nipote di Micanopy, un altro grande guerriero. Era giovane quando scoppiò la seconda guerra Seminole, ma fin dall'inizio guidò in combattimento buona parte dei guerrieri della sua banda. Fu con il padre nella battaglia del lago Monroe, 8 febbraio 1837, dove mori il capitano Charles Mellon del 2° Artiglieria e 15 soldati furono feriti. In settembre Coacoochee, Osceola, Serpente Blu e circa 200 Seminole, mentre trattavano un armistizio, furono catturati con l'inganno dal generale Jesup il quale credeva che con la cattura dei capi principali la guerra potesse finire più facilmente. Ma si sbagliava. Portato con gli altri a Fort Marion, Gatto Selvaggio riuscì a fuggire con i suoi guerrieri in una rocambolesca evasione e riprese immediatamente la lotta contro gli americani.

Partecipò alla battaglia di Okeechobee, del giorno di Natale del 1837, nella quale 500 Seminole decimarono i 1000 soldati del generale Zachary Taylor. I soldati persero 138 uomini, gli indiani 25. Il 19 maggio 1840, nei pressi di Levy's Prairie, a 8 miglia dall'odierna Micanopy, in Florida, con 80 guerrieri sconfisse un reparto del 7° fanteria comandati dal tenente James Sanderson, uccidendo l'ufficiale e 5 soldati. Successivamente i Seminole attaccarono e distrussero un piccolo convoglio che trasportava una troupe teatrale in viaggio da Picolata a St. Augustine. Durante l'ultimo anno di guerra molti dei suoi Seminole, stremati e senza munizioni, cominciarono ad arrendersi: sua madre fu catturata e il padre morì nella deportazione verso il territorio Indiano.

Il 5 marzo 1841 si presentò a Fort Cummings e si arrese con circa 200 persone tra guerrieri, donne e bambini. Esiste una trascrizione del discorso che il capo pronunciò in occasione della resa e la riportiamo integralmente. Coacooche si alzò, lottando evidentemente per sopprimere un sentimento che faceva fremere la sua figura virile: Ero un ragazzo, una volta, disse, con tono pacato; poi vidi l'uomo bianco da lontano. Io cacciavo in queste foreste, prima con arco e freccia, poi con un fucile. Vidi l'uomo bianco, e mi fu detto che era mio nemico. Non potevo sparargli come al lupo o all'orso, ma come loro egli piombava su di me; cavalli, bestiame e campi, egli mi prese tutto. Mi disse che era mio amico: ma maltrattava le nostre donne e i bambini, e ci diceva di andarcene dalle nostre terre.

Comunque mi dette la mano in amicizia; noi la stringemmo; ma mentre ne tenevamo una, egli aveva un serpente nell'altra e la sua lingua era biforcuta: egli mentiva e ci morse. Non chiesi altro che una piccola parte di queste terre, sufficiente per accamparci e viverci, nel lontano Sud, un angolo dove potessi collocare le ceneri dei miei congiunti, un angolo appena sufficiente dove poter sistemare mia moglie e mio figlio. Ciò non mi fu concesso. Mi misero in prigione: scappai. Sono stato preso di nuovo; mi avete riportato indietro e ora sono qui; sento le catene nel mio cuore. Ho ascoltato le vostre parole: tu e i tuoi ufficiali vi siete presi cura di noi in amicizia. Vi ringrazio per avermi riportato indietro: ora posso vedere i miei guerrieri, le mie donne e i bambini.

Il Grande Spirito vi ringrazia, il cuore di questo povero indiano vi ringrazia. Noi non conosciamo che poche cose, non abbiamo libri che ci dicano tutto, ma abbiamo il Grande Spirito, la luna e le stelle: queste mi hanno detto, la notte scorsa, che voi sarete nostri amici. Ti do la mia parola: è la parola di un guerriero, un capo, un coraggioso, è la parola di Coacooche. È vero che ho combattuto come un uomo, e così hanno fatto i miei guerrieri; ma i bianchi sono troppo forti per noi. Vorrei che la mia banda fosse con me e vorrei andare in Arkansas. Voi dite che devo porre fine alla guerra! Ma guardate queste catene! Posso andare dai miei guerrieri? Coacooche incatenato! No, non mi chiedete di incontrarli. Non desidererò mai di calpestare le mie terre fino a che non sarò libero.

by indianiamericani_altervista.org

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