Keokuk

Keokuk (Keokuk), Sauk, nato a Sul fiume Rock nel 1780, morto a Sauk-Agency nel 1848. Keokuk, il pioniere della coesistenza pacifica con gli Americani, da giovane era particolarmente bellicoso. Il suo primo atto eroico lo compi quando uccise con una lancia un guerriero Sioux. Nei combattimenti con le tribù vicine dimostrò coraggio e dinamismo. Anche la sua capacità retorica e l'abilità nelle trattative divennero famose, il che, a posteriori, può apparire un po' dubbio, visti i risultati che ottenne nelle trattative con gli Americani. Riuscì però a stipulare trattati di pace con tribù fino ad allora nemiche, come Sioux e Menominee, che, seppure a volte furono rotti, in linea di massima servirono ad attenuare la tensione. Le sue capacità gli avevano permesso di diventare una capo del Fox Clan dei Sauk e di farsi una posizione come membro del Consiglio di Stato. All'interno della tribù era il peggior oppositore di Falco Nero (nomen est omen, il nome fa l'uomo) che era capo dei falchi.

Simili gruppi vi erano un tempo anche all'interno del Congresso americano, dove i delegati militanti erano indicati come Falchi di guerra. Keokuk partiva dal presupposto che gli Americani fossero più forti di tutti gli indiani messi insieme a che ogni resistenza sarebbe stata priva di senso. Inoltre credeva alle promesse del governo americano e stipulò trattati nel 1804, nel 1816 e nel 1825 all'insaputa di Falco Nero, nei quali i Sauk si impegnavano a rinnegare l'influenza britannica e, cosa che la maggior parte dei sottoscrittori ignorava, a cedere anche estesi territori. Si trattava di un'estensione di circa ventisei milioni e mezzo di iugeri in tutto, nel Missouri, nel Wisconsin e nell'Illinois al prezzo di tre cent per iugero. Nella sua biografia, lo stesso Falco Nero spiega come si giunse alla famosa guerra di Falco Nero:

Un membro della mia tribù uccise, nel 1804, un americano e per punizione fu chiuso nelle prigioni di Saint Louis. Incaricammo quattro uomini di recarsi in suo aiuto a Saint Louis per vedere che cosa potessero fare liberare il nostro amico. Quando tornarono portavano belle giacche e medaglie e raccontarono: «Quando arrivammo a Saint Louis, incontrammo il nostro padre americano e gli spiegammo ciò che volevamo. Gli chiedemmo di liberare il nostro amico. L'americano ci disse che voleva avere della terra. Gli promettemmo un territorio a ovest del Mississippi e un altro dalla parte dell'Illinois, di fronte a Jefferson. Quando tutto fu concordato, il nostro amico fu liberato, ci corse incontro e loro gli spararono».

Più tardi si venne a sapere che avevano trascorso la maggior parte del tempo a Saint Louis completamente ubriachi. Ne io ne la mia gente potemmo mai sapere di più sul trattato del 1804. Più tardi mi fu spiegato che in quel contratto erano state cedute, agli Stati Uniti, per mille dollari all'anno, tutte le nostre terre a est del Mississippi ed a sud di Jefferson. Lascio decidere se in occasione di quel trattato il mio popolo è stato rappresentato nel dovuto modo o se è stato risarcito adeguatamente per quelle terre cosi estese. Questo è stato il motivo di tutti i nostri disaccordi con i bianchi. Ancora una volta l'alcool era stato usato senza scrupoli dagli americani per ottenere il loro scopo, un comportamento che era stato approvato nientemeno che da Benjamin Franklin. Nella sua autobiografia dice che l'alcool «è il mezzo adatto per soddisfare la volontà della provvidenza che vuole sterminare i selvaggi e creare spazio per i contadini di questa terra».

Tra Falco Nero e il generale Gaines si stipulò un trattato, il 27 luglio 1831, nel quale i Sauk si impegnavano a spostarsi oltre il Mississippi e a stabilirsi in una riserva nell'Illinois con Keokuk e la sua gente. Quando gli indiani non ricevettero il mais necessario per sopravvivere che era stato loro promesso, attraversarono il Mississippi per raccogliere il mais dai loro campi di un tempo. Un messo del generale Atkinson invitò Falco Nero a tornare indietro e a giustificarsi. Il capo aveva inutilmente tentato di convincere i Potawatomi e i Winnebago a combattere i bianchi insieme a lui. Mandò quindi tre guerrieri con un messaggio di pace da Atkinson che però fece uccidere uno dei delegati e imprigionò gli altri due. Falco Nero mandò altri cinque mediatori ma ancora una volta gli americani ne uccisero uno e fecero prigionieri gli altri.

Furibondo per questo comportamento. Falco Nero si decise a combattere. Con quaranta guerrieri a cavallo attaccò un esercito di 270 uomini al comando del maggiore Stillman e ne uccise dodici, mentre gli altri, in preda al panico, fuggirono nel loro alloggiamento distante ben trenta miglia. Durante l'inseguimento ne furono uccisi altri. La giustificazione dei fuggitivi, di essere stati aggrediti da duemila indiani, fu smascherata da un pastore metodista che era casualmente rimasto indietro e aveva potuto contare gli indiani. Il governo di Washington mandò allora in aiuto il generale Scott con mille uomini, ma l'esercito fu decimato dal colera e quindi non fu più in grado di combattere. Nel frattempo Falco Nero aveva ottenuto l'adesione alla sua causa da parte di circa cinquecento guerrieri di diverse tribù.

by indianiamericani_altervista.org

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L'arco e la frecciaL'arco e la freccia. Cultura dei nativi americani

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