Keokuk

Con ripetuti attacchi riuscì a recare grave danno agli insediamenti dei bianchi e a risolvere a proprio favore molti combattimenti. Solo sul fiume Wisconsin furono uccisi settanta volontari bianchi. Quando Atkinson marciò contro gli indiani con duemila uomini, si ritirarono sul Mississippi, dove però era ancorata la nave da guerra Warrior. Falco Nero, allora, fece scendere il Mississippi a donne e bambini con delle barche, ma gli americani, come molte altre volte, fecero la guerra contro gente inerme: molti furono fatti prigionieri e molti altri finirono annegati. Il 3 agosto 1832, Falco Nero decise di arrendersi. Mandò centocinquanta guerrieri con la bandiera bianca della resa lungo la riva, di fronte alla Warrior ma, presumibilmente a causa di un errore di traduzione dell'interprete, il cannone di bordo aprì il fuoco sugli indiani stupefatti che, alla fine, contarono ventitré morti e molti feriti. Il giorno dopo ebbe luogo l'ultimo combattimento. Falco Nero racconta:

Il mattino presto l'avanguardia dell'esercito dei bianchi attaccò il mio popolo che voleva attraversare il Mississippi. Volevano arrendersi. I bianchi però non ascoltarono le loro preghiere e cominciarono a massacrarli. Le nostre squaw con i loro bambini tentarono di risalire a nuoto il Mississippi. Molte annegarono, ad altre spararono prima ancora che raggiungessero l'altra sponda. Contammo sessanta morti, senza contare gli annegati.

Con i suoi fedelissimi Falco Nero poté rifugiarsi in un villaggio dei Winnebago e infine si arrese, il 27 agosto 1833, nei pressi della Prairie du Chien. Al generale Street, il comandante dei vincitori, rivolse le seguenti amare parole che hanno valore al di là del suo destino e di quello della sua tribù:

Hai fatto prigioniero me e tutti i miei guerrieri. Il sole si alzò pallido su di noi il mattino e scomparve in una nuvola scura a sera, simile a una palla di fuoco. Quella fu l'ultima volta che il sole apparve su Falco Nero. Il suo cuore non batterà a lungo nel petto: è morto. Ormai è prigioniero dei bianchi, ora potete fare di lui ciò che volete. Ma sopporta il dolore e non teme la morte. Non è un vigliacco. Falco Nero è un indiano! Non ha fatto nulla di cui un indiano debba vergognarsi. Per la sua tribù, per le donne e i bambini, ha combattuto contro i bianchi che, anno dopo anno, venivano a ingannare gli indiani e portar via le loro terre. Voi sapete bene perché abbiamo fatto la guerra contro di voi. Tutti i bianchi ne conoscono il motivo. Dovrebbero vergognarsene! Gli Indiani non sono imbroglioni. I bianchi calunniano gli indiani e li guardano con odio. Ma gli Indiani non mentono e non rubano. Se un indiano fosse tanto cattivo quanto lo sono i bianchi, non potrebbe vivere nella nostra tribù.

Sarebbe condannato a morte e dato in pasto ai lupi. I bianchi sono cattivi maestri: ci portano falsi libri e agiscono con falsità. Deridono i poveri indiani per ingannarli. Stringono loro la mano per ottenere la loro fiducia e poterli far ubriacare, rovinarli e rovinare le loro donne. Li esortammo a lasciarci soli e a tenersi lontano da noi, ma ci seguirono, si misero sulla nostra strada e si avvinghiarono a noi come serpenti. Con il loro tocco ci avvelenarono. Non eravamo più sicuri. Vivevamo nel pericolo. Ormai eravamo diventati come loro: ipocriti e mentitori, adulteri e pigri fannulloni, capaci solo di chiacchierare senza fare più nulla. Falco Nero è un vero indiano e si vergogna di lamentarsi come una donna. Il suo cuore batte per sua moglie, per i suoi figli e per i suoi amici. Non si preoccupa per sé, ma soprattutto per il suo popolo e per gli Indiani, perché soffriranno. Falco Nero si rammarica per il proprio destino. I bianchi non scotennano, fanno qualcosa di peggio: avvelenano il cuore!

A settembre dello stesso anno, Sauk e Fox sottoscrissero un trattato: gli Americani ricevettero dieci milioni di acri in cambio del pagamento per trent'anni di una rendita annuale di ventimila dollari e forniture di vettovaglie. A Keokuk ed alla sua gente fu assegnata una grande riserva di quaranta miglia quadrate, sul fiume Iowa. Quando lasciò la sua vecchia patria, Keokuk rivolse ai bianchi alcune parole d'addio:

Fratelli! Io e il mio popolo siamo qui e vi porgiamo la mano per congedarci. È tempo per noi di andare. Lasciamo malvolentieri la terra in cui abbiamo vissuto per molto tempo. Le molte lune e i giorni di sole trascorsi qui ci rimarranno nella memoria a lungo. Andiamo in un paese di cui sappiamo poco. La nostra nuova patria va a occidente lungo un fiume. Costruiremo là le nostre capanne e speriamo che il Grande Spirito ci guarderà con benevolenza, come ha fatto qui. Gli uomini che ora lasciamo ed a cui ora appartiene la nostra terra non possono sostenere che Keokuk e la sua gente abbiano mai levato l'ascia di guerra contro di loro. Noi siamo sempre stati favorevoli alla pace con voi e voi siete sempre stati benevoli nei nostri confronti. Vivete felici e in pace. Possa il Grande Spirito regalarvi il suo sorriso in questo paese e anche a noi nella terra in cui ora andiamo. Penseremo a voi e voi dovete pensare a noi. Se verrete a farci visita, divideremo con voi le nostre provviste di selvaggina e sarete i benvenuti.

by indianiamericani_altervista.org

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L'arco e la frecciaL'arco e la freccia. Cultura dei nativi americani

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