Mangas Coloradas

Mangas Coloradas (Dasoda-hae). Capo Mimbreño, nato a Mimbres Mountains nel 1795, morto a Fort West nel 1863. Con Mangas Coloradas la nazione Apaches, nella tribù Mimbreno, aveva assunto la guida di un uomo nato per fare il capo e che non corrispondeva per nulla al cliché dell'apache che ancor oggi viene spesso accreditato. Mangas Coloradas era di corporatura fuori dall'ordinario, alto più o meno due metri, forte e agile. Già solo il suo aspetto fisico, con un volto imponente, la fronte spaziosa e lineamenti affilati e fieri, incuteva stima e rispetto. Alle sue caratteristiche fisiche straordinarie, corrispondevano doti morali altrettanto straordinarie che sapeva usare efficacemente sia in pace che in guerra. Cominciò a farsi conoscere nel corso di alcune spedizioni contro i messicani, nemici storici degli Apache e fu durante una di queste che fece prigioniera una messicana che gli piacque tanto al punto che la prese in moglie. Ebbe qualche difficoltà con i parenti di sua moglie, ma le risolse con un duello vittorioso che gli procurò ulteriore notorietà.

Dalla sua sposa messicana ebbe tre figlie che, con grande intelligenza, fece sposare a capi di tribù amiche, rafforzando così la coesione tra le tribù. Da tempo aveva infatti capito che solo unendo le forze si sarebbe potuto combattere i bianchi con successo e fu così che sotto la sua guida i Mimbreno divennero una delle tribù più temute del Sud Ovest. La sua prima grande impresa fu la vendetta per il massacro di Santa Rita del Cobro, una località che doveva la sua esistenza ai giacimenti di rame presenti nella zona. Contava circa quattrocento abitanti, per lo più minatori con le loro famiglie che dipendevano completamente dai prodotti trasportati regolarmente dalla città di Chihuahua. Mangas Coloradas bloccò proprio questa linfa vitale e, quando i rifornimenti si interruppero, l'inquietudine degli abitanti aumentò perché avevano il presentimento che il mancato arrivo delle carovane di merce fosse da ricondurre alle fosse comuni poco trovate lontano da Santa Rita. Disperati, si misero in cammino per Chihuahua per evitare di morire di fame, ma non vi giunsero mai: Mangas Coloradas aveva così vendicato la morte di quattrocento Mimbreno con quella di quasi altrettanti bianchi. Anche in seguito Mangas Coloradas guidò numerose spedizioni e razzie contro i messicani: le province di Chihuahua. Sonora e Durango erano le sue mete preferite.

Spesso era lo stesso gigantesco capo a mettersi alla testa dei suoi guerrieri, ma la sua strategia vincente non era dovuta solo alla sua intelligenza organizzativa perché, subito dopo aver assunto la carica, si era circondato di sette dei suoi migliori guerrieri e li aveva nominati vicecapi. Tra loro si trovava Victorio che sarebbe diventato, più tardi, uno dei più famosi capi Apache. Dopo la fine della guerra tra gli Stati Uniti e il Messico, giunse a Santa Rita una commissione di confine protetta da una scorta militare tanto forte che Mangas Coloradas, cosciente dell'inferiorità dei suoi in armi, non azzardò nessun attacco. Cercò invece di trattare con alcuni accompagnatori la possibilità di una convivenza pacifica con gli americani. Si arrivò anche a una specie di coesistenza, ma quando gli Americani cominciarono a proteggere sempre di più i Messicani, rompendo il patto di neutralità, Mangas Coloradas chiese al capo della commissione di confine, J. R. Bartiett:

Siete venuti nel nostro paese e vi abbiamo accolti amichevolmente. Né la vostra gente, né i vostri beni, né il vostro bestiame sono stati molestati. Potevate muovervi nel nostro territorio soli, in due o in tre, potevate andare e venire in pace. Se i vostri animali uscivano dai recinti, vi venivano riportati. Le nostre donne e i nostri bambini venivano e frequentavano le vostre case. Eravamo amici e fratelli. Ci facevamo conto e non avevamo paura di portare con noi i nostri prigionieri. Ci fidavamo del fatto che eravamo fratelli e che voi sentiste quello che noi sentivamo. Non avevamo niente da nascondere e non venivamo di nascosto o di notte. Venivamo alla luce del sole e vi mostravamo i nostri prigionieri... Perché ci avete preso i nostri prigionieri?

Bartiett dichiarò, molto imbarazzato, di essere obbligato da un accordo a proteggere i Messicani. Vi fu una tiepida riconciliazione e gli Apache ottennero un indennizzo in merce, per un valore di più di duecento dollari e quei prigionieri, due ragazzi, poterono tornare a casa. Questa volta vi era stata ancora una soluzione pacifica, ma la situazione precipitò quando un messicano, al servizio della commissione di frontiera, uccise in una lite un apache e non fu punito. Gli indiani si rifecero con una serie di aggressioni a cavalli e bovini degli americani.

by indianiamericani_altervista.org

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L'arco e la frecciaL'arco e la freccia. Cultura dei nativi americani

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