Mangas Coloradas

Fu più o meno in questo periodo che fu trovato oro nei pressi di Pinos Altos e, con diffidenza e disappunto, Mangas Coloradas vide arrivare più di cento avventurieri a caccia di oro. Per allontanarli dal territorio della sua tribù, il capo, assai scaltro, elaborò un piano che però non avrebbe dato buoni risultati. Si recò nel campo dei cercatori d'oro e parlò loro di filoni auriferi più ricchi di quelli di Pinos Altos e che avrebbe rivelato loro la posizione precisa se si fossero dichiarati disposti a lasciare il paese. I cercatori d'oro subodorarono l'inganno, sopraffecero il capo, lo legarono saldamente e lo frustarono fino a staccargli la pelle a brandelli dal corpo. Mangas Coloradas sopportò i colpi senza un urlo di dolore, ma ad ogni frustata il suo odio per gli americani si faceva sempre più profondo nella sua anima. Infine, barcollando, lasciò il campo.

Il brutale comportamento dei cercatori d'oro diede il via alla più spietata guerra indiana della storia americana. Mangas Coloradas mandò messaggi alle tribù confinanti e amiche e le esortò ad unirsi a lui per punire gli americani e cacciarli dal paese. Molti capi e guerrieri accolsero l'invito, primo fra tutti il suo alleato più importante, Cochise, suo genero e capo degli Apache Chiricahua. Un aiuto inaspettato arrivò agli Apache dallo scoppio della guerra civile, nel 1861. La maggior parte dei soldati fu spostata dai forti, molte miniere furono chiuse e i villaggi dei minatori si svuotarono. Senza far distinzione tra appartenenti a Stati del Sud e del Nord, gli Apache attaccarono ogni bianco che incontrassero e tutti i territori lungo il Rio Grande furono devastati. Fu allora che gli Apaches si fecero la fama che gli autori di racconti di viaggio e di romanzi di avventura ripresero nelle loro opere, senza indagare sulle cause, e che culminò con l'uso dell'appellativo "Apache" per indicare coloro che appartenevano al sottobosco parigino. Di lì a poco l'Arizona fu completamente "ripulita" dai bianchi (solo Tucson era ancora abitata dai bianchi) ma il numero dei suoi abitanti era crollato a non più di duecento persone.

Naturalmente uno degli obiettivi più urgenti di Mangas Coloradas era quello di vendicarsi dei cercatori d'oro di Pinos Altos, ma nel loro campo erano arrivati rinforzi di volontari dell'Arizona, per cui il primo attacco fallì. Quando però il capo venne a sapere, poco dopo, che un gruppo di quattordici cercatori d'oro avevano lasciato il campo e si erano diretti al Passo Apache, decise che era giunto il momento della vendetta. Tese loro un agguato nei pressi del Passo. Metà del gruppo cadde al primo assalto degli Apache, due li strangolò lo stesso gigantesco capo a mani nude e solo qualche giorno dopo un reparto di soldati, al comando del capitano John C. Cremony, trovò gli altri corpi trafitti dalle frecce. Insieme a Cochise, Mangas Coloradas attaccò al Passo Apache trecento volontari californiani, al comando del capitano Thomas Roberts, che si stavano dirigendo a est per unirsi alle truppe dell'Unione, nel New Mexico. La fortuna sembrava stare dalla parte degli Apaches, ma alcuni soldati molto coraggiosi riuscirono a piazzare uno dei cannoni che erano riusciti a portare, nonostante l'intenso fuoco di sbarramento degli indiani. Questo tipo di arma era assolutamente nuovo per gli Apaches che per precauzione si ritirarono. Mangas Coloradas tornò ad attaccare più tardi, quando dal campo dei californiani uscì un piccolo reparto di cavalleria per avvertire il capitano Cremony che seguiva il primo gruppo.

Durante il combattimento Mangas Coloradas fu colpito da una pallottola che lo ferì gravemente. I suoi guerrieri, preoccupati, interruppero subito la battaglia e portarono il loro capo nella piccola città messicana di Janos da un medico che conoscevano. Misero il medico di fronte all'alternativa di salvare Mangas Coloradas o condannare alla rovina Janos e tutti i suoi abitanti. Per fortuna il medico poté accertare che la pallottola non aveva leso organi vitali lo medicò e il suo fisico di ferro permise al capo, ormai settantenne, di guarire dalla ferita in un tempo breve. Roberts e i suoi erano, nel frattempo, già morti. A quel punto i soldati sia del Nord che del Sud davano la caccia agli Apaches che avevano fatto spopolare vasti territori, fino al Texas e il capitano Baylor, governatore degli Stati Confederati in Arizona, ordinò di uccidere ogni apache che avessero incontrato e di vendere donne e bambini come schiavi. Ma Jefferson Davis, il Presidente degli Stati del Sud, che i racconti di storia presentano come del tutto disumano, lo sollevò per questa decisione dall'incarico. Il Governo dell'Unione non fu animato dallo stesso spirito umanitario e ordinò al generale Carleton di riportare la calma nel Sud Ovest, cioè, in pratica, gli veniva ordinato dalle più alte cariche esattamente quello che aveva proposto il capitano Baylor.

by indianiamericani_altervista.org

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L'arco e la frecciaL'arco e la freccia. Cultura dei nativi americani

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