Osceola

Il generale Thompson organizzò allora un nuovo incontro e fece pressione per l'esecuzione del mandato, altrimenti avrebbe dichiarato fuorilegge i Seminole e non avrebbe più consegnato loro ne armi, ne munizioni. Questa minaccia fu ripetuta poco dopo, per iscritto, dall'ormai presidente Andrew Jackson in cui minacciava apertamente:

Se doveste rifiutare il trasferimento, ho dato ordine al generale Thompson di costringervi a farlo con la forza.

Micanopy lasciò la riunione in quanto non aveva firmato il trattato e Thompson, furente, lo dichiarò deposto, il che provocò un tumulto tra gli altri capi. Ancora una volta il generale li invitò a firmare le carte del trattato che erano state preparate nel corso della visita della commissione nel territorio indiano, ma i capi indiani rimasero seduti, immobili. All'improvviso comparve Osceola che, con occhi scintillanti, estrasse il suo coltello da caccia e lo usò per trafìggere il trattato. Con tono appassionato esclamò:

II paese appartiene a noi! In questo senso firmerò qualsiasi trattato.

Lasciò indisturbato la riunione, ma poco dopo fu fatto prigioniero dai soldati di Thompson che si era sentito gravemente ferito nell'orgoglio. Pieno di rabbia, Osceola urlò:

II sole è alto. Mi ricorderò di quest'ora! Il capo dell'Agenzia ha avuto il suo grande momento, ma verrà anche il mio!

Per iniziativa di Charlie Emathla fu rilasciato con la promessa di far propaganda per la migrazione. Naturalmente non si sentiva legato alla promessa fatta al traditore Thompson e si preparò alla guerra con altri capi che la pensavano come lui. I capi che erano disposti a rispettare il trattato furono trattati da Osceola come nemici e traditori. Uno fra tutti Charlie Emathla, che aveva trattato di nascosto con gli Americani e pare che gli fosse stato assicurato che il governo americano lo avrebbe nominato capo supremo dei Seminole se avesse assicurato la firma del trattato. Dopo che Emathla aveva riscosso il denaro promessogli dal forte, Osceola, che era venuto a sapere del doppio gioco, gli fece la posta e gli sparò. Questo era il segnale per lo scoppio della seconda guerra Seminole che iniziò con una sconfitta degli Americani. Il maggiore Dade, infatti, era incappato in un agguato, al comando di 110i uomini, attraversando un fiume ed era stato battuto in modo schiacciante dai Seminole al comando di Micanopy e Otee Amathla (Alligator).

Dade fu ucciso da Micanopy e solo tre feriti si salvarono. Lo stesso giorno anche Osceola ottenne un suo successo personale: con alcuni fedelissimi, si appostò nei pressi di Fort King e uccise con le sue mani il traditore Thompson e quattro suoi amici. Così si vendicò dell'offesa di essere stato fatto prigioniero due volte. Dopo numerosi scontri senza successo, il comandante degli americani fu sostituito con il generale Winfield Scott che prese il comando il 31 gennaio 1836. Il 2 febbraio, con un messaggio scritto, Osceola gli rivolse le seguenti parole:

Voi avete armi e le abbiamo anche noi. Voi avete polvere e piombo e anche noi. I vostri uomini vogliono combattere e anche i nostri lo vogliono fare finché l'ultima goccia di sangue seminole non avrà bagnato la polvere del nostro territorio di caccia.

Le paludi quasi impenetrabili della Florida procurarono enormi difficoltà alle truppe americane e, inoltre, Osceola sapeva sfruttare con grande astuzia tutte le opportunità geografiche per ottimizzare la sua strategia. All'inizio del 1836, il generale Edward P. Gaines marciò con 1100 uomini da Fort Brooke verso Fort King, ma non trovò approvvigionamenti sufficienti e fu costretto a tornare indietro. Il 27 febbraio 1836 Osceola lo assalì.

by indianiamericani_altervista.org

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