Piccolo Corvo

Piccolo Corvo proveniva da una famiglia di capi. Già suo padre, che si chiamava Piccolo Corvo, come lui, e suo nonno Piccolo Tuono erano capi della sezione dei Kaposia dei Mdewakanton, che abitavano in un villaggio posto dieci miglia sotto il punto di confluenza del fiume Minnesota nel Mississippi. Da quando nel 1846 Piccolo Corvo era stato ferito da suo fratello, ubriacatesi, nel corso di un banchetto conviviale, temeva l'acquavite: accolse persino un missionario nel suo villaggio per dare maggior autorevolezza ai suoi moniti. Durante un viaggio nelle città dell'Est, Piccolo Corvo si era convinto che non fosse possibile opporre a lungo una resistenza ai bianchi e fu anche questo che lo convinse ad aderire al trattato di Mendota per assicurare la pace al suo popolo. Per dare il buon esempio divenne fattore, visse e si vestì come un bianco e si convertì alla confessione episcopale.

Si narra che indossasse sempre abiti con lunghe maniche per nascondere le numerose cicatrici, ricordo di molte battaglie, che segnavano le sue braccia. Una delle battaglie più famose a cui prese parte fu quella di Pine Coulee, dove guidò i suoi guerrieri contro i Chippewa. Il cinico consiglio del commerciante Andrew Myrick colpì profondamente Piccolo Corvo: fu il crollo di un mondo! Il suo adoperarsi per anni per convivere pacificamente con i bianchi era stato inutile e la sua stessa gente gli si rivoltò contro e scelse un altro come proprio portavoce.

Il 4 agosto 1862, più di seicento guerrieri armati comparvero davanti all'agenzia governativa. Il maggior Gaibraith, capo dell'agenzia, rimase terrorizzato e trattò con Piccolo Corvo e mise a disposizione dei viveri. Gli indiani sapevano bene che i depositi di merci dell'agenzia e i magazzini dei commercianti erano ben riforniti. Galbraith seguì con sguardo cupo i guerrieri che si ritiravano. L'uccisione di alcuni bianchi da parte di indiani affamati fu come una scintilla in una polveriera. Nella notte del 18 agosto, i Santee richiamarono Piccolo Corvo al suo dovere di capo e lo invitarono a guidarli nella lotta contro gli americani disonesti. Nonostante fosse convinto dell'inutilità della guerra, acconsentì, seppure a malincuore. Il giorno dopo l'agenzia fu attaccata, venti bianchi furono uccisi e dieci tra donne e bambini vennero fatti prigionieri.

Tra i morti vi era Andrew Myrick, nella cui bocca sanguinante gli indiani avevano infilato dell'erba. In seguito si verificò una serie di mille assalti ai coloni e tutto il territorio fu devastato. Nel corso di un attacco fu ferito lievemente anche Piccolo Corvo. Da Fort Snelling era giunto a dare man forte il colonnello Henry H. Sibley, personaggio che i Santee avevano già avuto modo di conoscere come sgradevole: quando infatti avrebbero dovuto ricevere dal governo quattrocentosettantacinquemila dollari, questi aveva decurtato l'importo di un terzo con la scusa inconsistente che la sua Amerìcan Fur Company avesse pagato troppo per le pelli consegnate dagli indiani.

L'Agente per gli Indiani di allora, Ramsey, aveva legittimato la bugia di Sibley e poco dopo era diventato governatore del Minnesota, nominando comandante del reggimento Minnesota proprio Sibley con l'incarico di annientare o cacciare per sempre tutti gli indiani Sioux. Il 23 agosto, i Santee attaccarono New-UIm e, anche se il loro attacco fu respinto, riuscirono a dare alle fiamme duecento edifici, ad uccidere cento bianchi oltre a prendere duecento prigionieri. A questo punto Piccolo Corvo si adoperò, ma con scarso successo, per convincere altri capi Sioux ad allearsi con lui. Il primo scontro con gli uomini di Sibley avvenne a Birch Coulee, dove gli americani furono accerchiati e subirono notevoli perdite. Quando lo stesso Sibley si allontanò dopo una lunga battaglia, gli indiani si ritirarono. Sibley invitò alla trattativa e Piccolo Corvo rispose con una lettera piena di sfiducia:

Yellow Medicine, 7 settembre 1862, voglio dirti per quale motivo abbiamo iniziato questa guerra: per colpa del maggiore Galbrait. Abbiamo stipulato un trattato con il governo ed ora dobbiamo elemosinare ciò che ci spetta, perché altrimenti i nostri bambini muoiono di fame. I commercianti hanno questa guerra sulla coscienza. Il signor A. T. Myrick ha invitato gli indiani a nutrirsi di erba o di fango... Desidero che faccia al governatore Ramsey questa comunicazione. Ho un gran numero di donne e bambini prigionieri. Non è stata colpa nostra... Ti prego di farmi avere una risposta con un messaggero...

by indianiamericani_altervista.org

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L'arco e la frecciaL'arco e la freccia. Cultura dei nativi americani

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