Piccolo Corvo

Durante i consigli degli indiani si scontrarono le più diverse opinioni in merito alla prosecuzione della guerra e alla restituzione dei prigionieri. Wabasha, un altro capo dei Santee, spingeva per la liberazione dei prigionieri ma, non ottenuto il suo scopo, denunciò Piccolo Corvo a Sibley e si dichiarò pronto a consegnare i prigionieri di nascosto. Non sospettando nulla, Piccolo Corvo aveva mandato un messaggio a Sibley in cui garantiva il buon trattamento dei prigionieri e chiedeva consiglio su come ottenere la pace per il suo popolo. Senza farsi scrupolo alcuno Sibley gli fece pervenire una risposta poco cordiale, mentre dava a Wabasha disposizioni precise sulla modalità per la consegna degli ostaggi.

A Piccolo Corvo non rimase che scegliere se arrendersi comunque a un avversario privo di scrupoli o combattere fino all'ultimo uomo. Con grande amarezza quel capo, un tempo tanto pacifico, scelse la lotta. Dieci giorni dopo vi fu la battaglia di Wood Lake, in cui i Santee furono sconfitti e perse la vita Mankato, uno dei loro capi più coraggiosi. La soldataglia di Sibley scotennò e mutilò i guerrieri caduti. Nel corso di un nuovo consiglio, Piccolo Corvo e alcuni altri capi giunsero alla conclusione che sarebbe stato meglio unirsi ai fratelli delle praterie. Già il mattino successivo lasciarono la loro patria e si spostarono a ovest, verso Devil's Lake, negli accampamenti invernali di parecchie tribù Sioux.

I Santee furono accolti amichevolmente ma i loro avvertimenti per difendersi dagli americani non furono presi sul serio, tant'è vero che non si giunse mai ad un'alleanza militare. Nella primavera del 1863, Piccolo Corvo tentò di ottenere l'aiuto degli inglesi a Winnipeg. Richiamò l'attenzione sui servizi forniti da suo nonno nella guerra del 1812, ma gli inglesi non furono in grado di dargli che poche provviste, poiché non disponevano di molto essi stessi. Piccolo Corvo prese allora la decisione di fornirsi di cavalli per poter iniziare con i suoi la vita degli indiani delle praterie e pensò di trovare il necessario da coloro che gli avevano sottratto la terra, senza doversene vergognare.

Mise insieme un piccolo gruppo di guerrieri e si mise in marcia. Nel frattempo Sibley aveva organizzato un vergognoso processo farsa contro i Santee rimasti nel paese, il cui grottesco verdetto aveva costretto ad intervenire il presidente Lincoln perché fosse mantenuto almeno un barlume di legalità. Ciononostante lo stato del Minnesota aveva stabilito un premio di venticinque dollari per ogni scalpo di Sioux! All'inizio del luglio 1863, due coloni uccisero un indiano sconosciuto che raccoglieva bacche nel bosco. Solo più tardi si accorsero che si trattava del famoso Piccolo Corvo. Suo figlio sedicenne, che si trovava con lui, portò al morto mocassini nuovi per entrare nei territori di caccia eterni e lo coprì con una giacca.

Prima di essere fatto prigioniero dai soldati riuscì però ad avvertire il resto del gruppo. Il ragazzo fu giudicato da un tribunale militare e condannato a morte, ma in seguito la condanna fu commutata in carcere a vita. Lo scalpo e il cranio di Piccolo Corvo furono conservati a Saint Paul ed esposti al pubblico: un destino crudele simile a quello riservato a re Filippo. Il corpo del capo Santee fu portato al macello della città e dato in pasto ai porci. I due assassini incassarono il denaro insanguinato del premio e ricevettero dallo stato un'ulteriore ricompensa di cinquecento dollari. Con la morte del loro capo più importante si compiva il tragico destino dei Sioux delle foreste: il maggiore Hatch, un'ufficiale di Sibley, rapì in Canada i due capi Shakapee e Medicine Bottle, contravvenendo ai più elementari diritti dei popoli e dopo un ennesimo processo farsa, del tutto illegale, li fece giustiziare.

Tutti gli altri Santee, anche gli amici dei bianchi, furono deportati a Crow Creek, una zona deserta e inabitabile dove, solo durante il primo inverno, morirono a centinaia. Piccolo Corvo, capo nobile d'animo e amante della pace dei Santee, non era riuscito, né con la guerra, né con la pace, ad evitare che il destino crudele del suo popolo si compisse. Anche gli indiani Santee degli altopiani avrebbero ben presto dovuto sperimentare che la più grande rettitudine, l'assurda disponibilità al compromesso e alla buona volontà, non sarebbe servita a nulla contro l'avidità dei coloni, tollerata e spesso incentivata dalle autorità.

by indianiamericani_altervista.org

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