Stand Watie

Scelsero dei delegati che andarono a Fort Gibson, scortati da cinquanta Cherokee armati, per trattare. Nel frattempo Stand Watie fondò un governo nel territorio dei Choctaw e si nominò capo supremo dei Cherokee del Sud. John Ross era stato fatto prigioniero dal generale James G.Blunt, che guidava l'offensiva in territorio indiano. Blunt scrisse a Lincoln che i Cherokee si erano opposti in ogni modo agli agenti per gli Stati del Sud e solo la mancanza di comprensione con l'Unione aveva fatto sì che Ross si rivolgesse infine agli Stati del Sud. Sembrava che ancora una volta John Ross fosse riuscito a levarsi d'impaccio. Ora vi erano due governi Cherokee, uno a Tahiequah e uno ad Armstrong Academy, nel territorio dei Choctaw.

Il 14 luglio 1865, il rappresentante di John Ross, Lewis Downing, proclamò un'amnistia generale per tutti i guerrieri Cherokee che si erano ribellati agli USA e al governo ufficiale dei Cherokee. Rimanevano escluse solamente le persone di rango superiore. I due governi convennero di riunirsi a Fort Smith per incontrare la commissione per la pace degli Stati dell'Unione, di cui facevano parte Davis N. Cooley, Commissario per le opportunità indiane, e il colonnello Ely S. Parker, un seneca. Inoltre erano presenti molti capi degli stati indiani del sud, come John Jumper dei Seminole, Clermont e Cane Nero degli Osajen, George Washington dei Cadoo, Winchester Colbert dei Chickasaw e Samuel Checote dei Creek.

Elias C.Boudinot attaccò duramente John Ross e lo accusò di doppio gioco. Lo accusò di non essere stato mai leale nei confronti dell'Unione e di aver invece combattuto per la Confederazione. Cane Nero portò una lettera scritta da Ross per dimostrare che era stato nemico dell'Unione. Aveva descritto gli unionisti come grandi nuvole scure, provenienti dal nord, che valeva la pena di respingere. Ross fu colto di sorpresa e vani furono i tentativi di difesa dei suoi seguaci, i membri della commissione erano convinti che Ross non avesse più alcun diritto alla carica di capo supremo. Nella primavera del 1866, una delegazione di Cherokee del Sud, con a capo Watie e Boudinot, si recò a Washington. Anche Ross guidò una delegazione a Washington per impedire che i Cherokee si separassero definitivamente, come desiderava Watie.

Nonostante Ross fosse debole e malato, costretto a trascorrere a letto la maggior parte del tempo, riuscì a farsi riconoscere dal governo degli Stati Uniti come unico capo dei Cherokee. In questo modo il piano dei Cherokee del Sud fu vanificato anche se avrebbero potuto avere successo in parecchi punti. Il 17 luglio 1866, fu firmato il trattato, ma Ross non potè assistere alla promulgazione ufficiale l'11 agosto: morì infatti il 1° agosto all'hotel Medes, in Pennsylvania Avenue. Stand Watie tornò a casa e si dimise dalla carica. Per le scelte successive i Cherokee del Sud sarebbero stati determinanti. Fecero sì che Lewis Downing, capo del People's Party avesse la meglio su William P. Ross, nipote del defunto capo del governo e capo del National Party, e divennisse il nuovo capo supremo.

Stand Watie da allora si dedicò alle sue piantagioni e si costruì una casa a sud, a circa venticinque miglia da Fort Gibson. Il destino gli riservò grandi dolori: nel 1868 morì suo figlio Saladin, un anno dopo suo figlio Watica, che aveva mandato a scuola usando le sue ultime risorse finanziarie. Come molti altri ricchi proprietari di piantagioni, negli ultimi anni Stand Watie era divenuto povero. Le lettere che suo figlio Watica mandava a casa rappresentavano una bella testimonianza toccante della vita familiare di Watie. Con il cuore spezzato Stand Watie morì il 9 settembre 1871 nella sua casa a Honey Creek.

Con la cacciata degli ultimi indiani dei cinque popoli civilizzati al di là del confine indicato nel trattato grosso modo come il confine indiano definitivo, al di là del Mississipi, la storia degli indiani liberi delle foreste era terminata. Le tribù che vivevano tra il confine definitivo e le Montagne Rocciose potevano, è vero, cacciare indisturbati gli sterminati branchi di bisonti che ogni anno attraversavano le sconfinate pianure. ma l'America, il paese delle possibilità illimitate, era anche in grado di cambiare il concetto di eternità nel giro di pochi decenni, quando si sarebbe definitivamente compiuto il tragico destino degli Indiani delle Praterie.

by indianiamericani_altervista.org

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L'arco e la frecciaL'arco e la freccia. Cultura dei nativi americani

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