Victorio

Victorio (Victorio). Mimbreño. Nato a Ojo Caliente nel 1820, morto a Tres Castillos Hills nel 1880 Victorio. Washakie (Pinaquana). Nel Messico del Nord si racconta che Victorio fosse di origine messicana e che fosse stato rapito da ragazzo nel Rancho del Carmen e cresciuto dagli apache. Questi sospetti erano alimentati anche da un certo atteggiamento da parte dei bianchi che tendevano a ritenere che se gli indiani ottenevano successi militari, il loro comandante non potesse essere indiano. In ogni modo Victorio si sentì per tutta la vita un apache e non si differenziò mai ne per aspetto ne nel modo di vivere ne per religione dagli altri membri della sua tribù, neppure di poco. Aveva un aspetto imponente, lineamenti fieri, mascelle larghe e una bocca sottile che tradiva una grande energia. Mangas Coloradas lo nominò come uno dei suoi vicecapi e consiglieri e fu così che imparò dal grande capo anche le doti tattiche e strategiche in cui, in seguito, superò addirittura il maestro.

Victorio partecipò alla guerra durata decenni dei Mimbreno e dei Mescalero prima contro i Messicani e poi contro gli Americani, dove dimostrò una circospezione inusuale anche tra gli apaches, nel fare la guerra. Dopo la morte di Mangas Coloradas, Victorio continuò la guerra di propria iniziativa con un gruppo di Mimbreno e di Mescalero. Operava soprattutto nella zona del Rio Grande a sud di El Paso. Quando il governo americano, dopo la fine della guerra di secessione, cercò di prendere contatto con gli apaches, Victorio si dichiarò disposto al colloquio. Il 21 aprile 1865, con Nana, suo vicecapo, incontrò un rappresentante del governo e Victorio si dichiarò più che disponibile a trattare la pace:

Io e la mia gente siamo stufi di combattere, vogliamo la pace. Siamo poveri e non abbiamo a sufficienza per mangiare e per vestirci, ne noi, ne le nostre famiglie. Vogliamo concludere la pace, una pace duratura.

Il governo comunicò loro che avrebbero dovuto andare a Bosque Redondo e che non vi era altra soluzione. Victorio chiese tempo per riflettere e diede appuntamento ai rappresentanti del governo, due giorni dopo, a Pinos Altos. Ma attesero invano, Victorio e i suoi erano andati in parte verso il Messico e in parte da Cochise: non avevano, infatti, alcuna intenzione di andare nell'odiato Bosque Redondo. La guerriglia, di conseguenza, continuò finché l'inviato del presidente Grant, Vincent Collyer, nel 1871 riuscì a convincere la maggior parte degli apaches a recarsi nella riserva. Victorio e la sua tribù però non vi rimasero a lungo e di propria iniziativa andarono nella riserva di Chiricahua e non si decisero a lasciarla finché non ricevettero ufficialmente una propria riserva a Warm Springs (Qjo Caliente), che rispondeva maggiormente alle loro aspettative.

Sembrava a questo punto che si fosse giunti a una pace definitiva: la gente di Victorio era contenta e stava bene, ma all'improvviso il governo americano non tenne fede, per l'ennesima volta, alle promesse e ai trattati e fece pressione per una politica di concentrazione, politica che consisteva nel radunare tutti gli indiani di una regione in un'unica riserva. Si tratta di qualcosa di più di un gioco di parole se si definiscono queste riserve i primi campi di concentramento in America. La riserva in questione era quella di San Carlos e il motivo, piuttosto pretestuoso, per il nuovo trasferimento fu il presunto appoggio fornito dagli apaches di Warm Springs ai Chiricahua in rivolta. Nel maggio 1877, gli apaches di Victorio furono portati nella desertica e orribile riserva di San Carlos, ma già in settembre circa trecento di loro fuggirono e, anche se una parte fu spinta dalla fame a tornare, gli Americani rividero la loro decisione e permisero il ritorno a Warm Springs.

by indianiamericani_altervista.org

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