Storia. George Custer

George Custer nacque a New Rumley, un paesino dell’Ohio, il 5 dicembre 1839 da Emanuele Custer, fabbro del villaggio, e da Maria Ward Kirkpatrick. A dieci anni, venne mandato a Monroe nel Michigan, presso la sorella Lydia. Nella scuola che frequentava, la Young Men Academy di Alfred Stebbins, dimostrò subito quelle caratteristiche che lo avrebbero distinto per tutta la vita. Era generoso coi compagni, sempre primo negli sport e sempre pronto a tuffarsi nei romanzi di argomento militare. Aveva un ottimo legame con Lydia ed era affezionato ad uno dei suoi figli, Harry Armstrong Reed, il cui destino sarebbe rimasto legato al suo. Ambedue, infatti, moriranno nello scontro del Little Big Horn.

La sua fortuna, se si può dire, fu lo scoppio della guerra di secessione nel 1861, ragion per cui molti cadetti del Sud si ritirarono dall’accademia per arruolarsi nelle file confederate. L’Unione aveva bisogno di ufficiali, anche di un sottotenente come il cadetto George A. Custer arrivato ultimo tra gli ultimi del suo corso. In guerra non servivano né il greco e né il latino, servivano gli attributi e quelli a Custer non mancavano. Divenne tenente colonnello e raggiunse presso Fort Riley (Kansas) il reggimento del 7° cavalleria. Tamburi di guerra suonavano in lontananza e questa volta non erano dei confederati.

All'inizio del 1867 circolavano voci circa una sollevazione degli indiani, i quali mal digerivano l’idea di dover lasciare le loro antiche terre comprese tra i fiumi Republican e Smoky Hill. Il trattato che il nuovo agente indiano, maggiore Wyncoop, aveva fatto firmare alle tribù, era a Washington per lungaggini burocratiche e questo non faceva altro che rendere più sospettosi i Cheyenne e i loro alleati Sioux. Il governo degli Stati Uniti, compresa la gravità della situazione, cercò di arrivare ad una soluzione e a tale scopo si arrivò al trattato di Medicine Lodge col quale in pratica si creava il Territorio Indiano entro il quale nessun bianco avrebbe potuto mettere piede. E’ però vero che il trattato presentava dei grossi limiti per gli indiani in quanto riduceva il loro raggio d’azione per ciò che riguardava la caccia, ma anche per i continui raid che le varie tribù da sempre conducevano ai danni di altre. Il generale Sheridan, comandante del Missouri, nel tardo autunno del 1867 non era ancora riuscito ad attuare il trattato e sentiva la situazione sfuggirgli dalle mani. Le bande dei Cheyenne più recalcitranti rifiutavano l’ingresso nel territorio appena costituito e continuarono per tutto il 1868 a scontrarsi con l’esercito.

Uno di quegli incontri ravvicinati rimase famoso nella storia degli Stati Uniti. Un villaggio indiano, quello cheyenne di Pentola Nera, ancora immerso nel sonno, venne attaccato dagli squadroni del 7° cavalleggeri. Pentola nera, il capo cheyenne, tentò di fermare il massacro sbandierando lo stendardo degli Stati Uniti. Lui si considerava un amico degli americani, ma Custer neanche sapeva. Per Custer quel campo era solo un’accozzaglia di indiani da servire su un piatto d’argento al generale Sheridan. Fu un vero massacro. Il capo Pentola Nera e sua moglie morirono assieme a un centinaio di altri cheyenne compresi donne e bambini. Nel campo fu praticamente bruciato tutto e la quasi totalità dei cavalli fu abbattuta per impedire che altri indiani se ne servissero. Tra i cavalleggeri si contarono una ventina di morti tra i quali il maggiore Elliot. Con la strage del Washita, Custer portò un contributo notevole alla campagna invernale di Sheridan. Infatti entro la primavera del 1869 le cinque tribù meridionali avevano fatto rientro nella riserva. L’operato di Custer venne criticato, ma Sheridan si guardò bene dallo sconfessare l’operato del suo collega visto che per lui il solo indiano buono era un indiano morto.

Nell’aprile del 1873 il 7° cavalleria venne rispedito al nord, a Fort Lincoln nel Nord Dakota. Appena sul posto, Custer, su pressione del generale Sheridan, organizzò una spedizione di ricognizione nella zona delle Black Hill con la scusa di proteggere gli indiani da eventuali intrusioni. La spedizione portò alla scoperta dell’oro. A quel punto era chiaro che quello che doveva essere un territorio inviolabile “sino a quando il sole splenderà e l’erba continuerà a crescere”, d’un tratto doveva diventare un territorio dei bianchi. Per placare la collera degli indiani, il governo tentò in qualche modo di comperare le Colline Nere. La posizione dei Sioux a tale riguardo era del tutto prevedibile e solo Nuvola Rossa, stanco di combattere i bianchi, sembrò accettare l’offerta. La maggior parte delle tribù, come risposta, abbandonò nel 1875 le riserve di Pine Ridge e di Standing Rock per portarsi sul fiume Powder. Nei primi mesi del 1876 il governo degli Stati Uniti considerò ostili gli indiani fuori delle riserve e a tale riguardo sollecitò un intervento da parte dell’esercito. Era quello che voleva Sheridan!.

VideoClip George Custer