Geronimo Apache

L'arco e la freccia. Mini libreria online

image L'arco e la freccia. Mini libreria online Nato nel 1820, vicino all'attuale città di Clifton, Arizona. Il suo nome Apache era Goyahkla (colui che sbadiglia) e fu capo Chiricahua Apache leader religioso e guerriero, combattente contro chi minacciava iil suo popolo. Più tardi fu chiamato Geronimo (in spagnolo per Jerome), molto probabilmente a causa del modo in cui ha combattuto nella battaglia contro i soldati messicani che invocavano sempre San Girolamo per chiedere aiuto. L'odio di Geronimo verso i messicani si intensificò quando le truppe messicane uccisero sua madre, sua moglie ed i suoi figli. Avvenne il 5 marzo 1850, mentre lui era fuori sede per una spedizione commerciale: il campo di Geronimo vicino Janos fu attaccato da 400 soldati messicani Sonora guidati dal colonnello Jose Maria Carrasco. Tutti gli attaccati perirono: fu questo massacro a scatenare in lui l'odio per l'uomo bianco, che gli rimase per tutta la vita.

Sono stato riscaldato dal sole, sono stato cullato dai venti e sono stato riparato dagli alberi come tutti gli altri indiani. Vivevo in pace quando la gente bianca ha cominciato a farmi la guerra ed a sparlare. I soldati non hanno spiegato al governo quando ad un indiano è stato fatto un torto, ma hanno riferito solo i misfatti degli indiani. Gli uomini bianchi hanno distrutto la mia famiglia. Non posso pensare che siamo inutili perché Dio non ci avrebbe mai creato.

C'è un solo Dio che osserva tutto su noi tutti. Siamo tutti figli di un unico Dio. Il sole, il buio, i venti sono in ascolto di ciò che abbiamo da dire, quando non sono gli uomini a farlo. Quando ero ancora un bambino, mia madre mi ha insegnato ad inginocchiarmi in terra e a pregare Manitù per la forza, per la salute, per la saggezza e per la protezione. A volte io e lei abbiamo pregato in silenzio, a volte ognuno pregava ad alta voce. Io sono nato nelle praterie dove il vento soffiava libero e non c'era niente in grado di rompere la luce del sole. Io sono nato dove non c'erano recinti.

Questo è stato il pensiero principale che ha accompagnato tutta la vita di questo grande uomo. Per gli Apache, Geronimo incarnò l'essenza stessa dei valori tribali, l'aggressività, il coraggio di fronte alle difficoltà, la saggezza. Il suo spirito guerriero alimentò la paura nei coloni dell'Arizona e del New Mexico. I Chiricahua erano per lo più migratori che seguivano le stagioni, la caccia e l'agricoltura. Quando il cibo era scarso, razziavano le fattorie vicine. Le incursioni stimolate dalla vendetta furono quotidiane. Con il tempo i coloni americani popolarono tutta la zona, mano mano gli spagnoli diventarono la maggioranza degli abitanti. Essi sono stati sempre alla ricerca di schiavi indiani e convertiti cristiani da sottomettere e questo stato di cose consentì al capo apache di combattere sempre più tenacemente.

Quando, nel 1876, i Chiricahua vennero allontanati con la forza da quei luoghi nativi per essere confinati nella terra arida a San Carlos, in Arizona orientale, Geronimo fuggì in Messico con una banda di seguaci. Fu subito arrestato e restituito alla riserva, dove per un breve periodo condusse una vita quasi tranquilla. Ma l'uccisione senza motivo di un profeta Apache stimolò ancora l'odio di Geronimo per gli uomini bianchi: egli tornò perciò alla guerra a tempo pieno, per dieci anni, facendo base ad un campo segreto della Sierra Madre. Notizie di stampa sensazionalistiche quanto esagerate sulla attività di guerra di Geronimo, fecero di lui l'Apache più temuto e famigerato. Gli ultimi mesi della campagna sferrata contro il grande capo richiesero oltre 5.000 soldati, un quarto di tutto l'esercito, e 500 scout, oltre a circa 3.000 soldati messicani, solo per rintracciare Geronimo e la sua banda.

Accade troppo spesso -- disse in quel tempo tale generale Crook nemico di Geronimo -- che i giornali di frontiera spargano ogni genere di esagerazioni e di falsità sugli indiani, che vengono riprese da giornali accreditati e a grande tiratura, in altre parti del paese, mentre si viene a sapere molto raramente la versione indiana dei fatti. In questo modo la gente si fa una falsa idea di tutta la faccenda. Poi, quando avvengono i disordini, l'attenzione generale è rivolta agli indiani, vengono condannati solo i loro crimini e atrocità, mentre le persone la cui ingiustizia li ha spinti in questa direzione, la fanno franca e sono quelli che li denunciano con maggior foga, nessuno conosce questa situazione meglio degli indiani, e quindi è scusabile se non vedono alcuna giustizia in un governo che pensa solo a punirli, mentre permette all'uomo, bianco di derubarli come meglio gli pare.

Fu questo generale che cominciò quasi in segreto una lunga trattativa con Geronimo il quale, per assicurare una vita dignitosa alla sua gente oramai decimata dalla fame e dalle malattie, si arrese qualche tempo dopo entrando definitivamente nella leggenda del popolo rosso. I cittadini dell'Arizona tuttavia si rifiutarono di riammettere nello stato i Chiricahua di Geronimo. Quando i Kiowa e i Comanche appresero dal tenente Hugh Scott la situazione in cui si trovavano i Chiricahua, offrirono ai loro vecchi nemici apache una parte della loro riserva. Nel 1894 Geronimo accompagnò i sopravvissuti a Fort Sin, dove, quando morì nel 1909, ancora prigioniero di guerra, fu sepolto nel cimitero apache. Circola ancora una leggenda che poco tempo dopo la sua sepoltura, le sue ossa furono segretamente dissepolte e portate da qualche parte nel Sud-ovest: forse sui Mogolloni o sui monti Chiricahua o nel cuore della Sierra Madre nel Messico, per restare nella terra della sua vita e delle sue gesta. Geronimo fu l'ultimo dei capi apache.


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